«Ecco la prova che l’occupazione è politica»

L’assessore contro Ferrante: «Dica se vuole o no lo sgombero, così imbroglia i milanesi»

«Un atto politico». Definizione dell’assessore Maiolo per l’occupazione dello stabile di via Lecco giunta al giorno numero dieci. Espressione che rivela in tre parole il sospetto che tra i 268 rifugiati politici insediati nella palazzina al civico 9 i disperati «reali» siano pochi. Sospetto alimentato dall’episodio avvenuto martedì sera. Il funzionario di Palazzo Marino che porta agli occupanti la lettera con le proposte del Comune per risolvere la questione «e trova il palazzo semideserto» spiega l’assessore. Morale: il piano che prevede inizialmente posti letto nei dormitori, poi sistemazioni più stabili in altre strutture, corsi di lingua e formazione professionale è consegnato a «cinque ragazzotti trovati sul portone» racconta Angelo Menegatti, direttore dei servizi sociali per adulti e ambasciatore per l’occasione.
«Erano gli unici che ho trovato - aggiunge -, parlavano male l’italiano e sinceramente mi sembravano poco interessati alla cosa». L’impressione insomma è che solo per pochi il blitz sia stato la soluzione estrema per avere un tetto. Netta la lettura della Maiolo: «Gli abusivi dormono altrove. Questi signori si sono visti offrire molte cose, ma a loro quasi non importa». La lettera con le proposte non è ancora carta straccia però, i dirigenti comunali sono pronti a una nuova visita allo stabile «sperando di poter parlare direttamente con gli occupanti». Un incontro che, in accordo con la questura, potrebbe avvenire già oggi in via Lecco e che dovrebbe chiarire ai rifugiati le proposte.
Ma la formula messa a punto da Palazzo Marino non piace all’ex prefetto Bruno Ferrante che ha parlato di «soluzioni difficili da accettare» e di legalità che deve andare a braccetto con lo spirito solidaristico. Uscita da candidato del centrosinistra che Tiziana Maiolo, l’assessore ai Servizi sociali, liquida con un secco: «Ferrante imbroglia i milanesi». Fermo sulla soluzione sgombero come unica via d’uscita invece Guido Manca: «Attendiamo che il questore sgomberi lo stabile - è la posizione dell’assessore alla Sicurezza -. Non è più un problema che riguarda l’accoglienza o la capacità di integrazione. È un problema di ordine pubblico, in un luogo vicino alla stazione Centrale, a via Benedetto Marcello, a Porta Venezia, zone che presentato già delle problematiche». Interviene anche il vicesindaco: «Il Comune ha già offerto tutte le possibili soluzioni, sarebbe inutile un ulteriore tavolo secondo il “metodo Ferrante”, tanto caro alla Cgil», spiega Riccardo De Corato.
Sul tema sgombero la Maiolo riparte all’attacco, ancora una contro Ferrante. «I milanesi non vogliono belle frasi vuote alla Veltroni. Vogliono sapere da Ferrante se persone che occupano abusivamente case di proprietà privata debbano essere o meno sgomberate. I milanesi vogliono sapere se Milano nei prossimi anni sarà invasa da campi nomadi visto che il dottor Ferrante in qualità di prefetto non li ha mai sgomberati». Poi allarga il bersaglio all’ultima proposta dell’Unione: diritto di voto attivo e passivo nei consigli di zona per gli immigrati regolari residenti a Milano da almeno cinque anni. «I milanesi vogliono sapere se migliaia di islamici potranno formare i loro partiti integralisti e votarsi, magari per obbligare tutte le donne a portare il velo».