Ecco la prova: i veneti sono diversamente italiani

Quando scrissi che i veneti sono diversamente italiani perché si sarebbero arrangiati a riparare i gravissimi danni cagionati dall'alluvione, le veline progressiste iniziarono a sparare a tutta. Dal Riformista all'Unità passando per Il Fatto Quotidiano, tutti a far marameo e a dire con una sottile punta di soddisfazione: adesso tocca al Veneto chiedere aiuto. Quella parte d'Italia rosso-meridionale, risaputamente dedita all'esercizio delle intelligenzhie piuttosto che al rozzo olio di gomito polentone, lasciava trasparire una malcelata contentezza per il dramma veneto. Rivolto agli alluvionati Peppino Caldarola scrisse: «Mi si soffoca in gola l'arrangiatevi». Fanno come i napoletani, battono cassa pure loro. Combattono l'assistenzialismo e ora per due gocce di pioggia pretendono moneta sonante. Questo l'ignobile coro che ci è toccato ascoltare, mentre spazzavamo il fango che arrivava ai secondi piani delle case. Poi, constatata l'oggettiva gravità della situazione l'Italia si destò e fecero fugace apparizione da queste parti le alte cariche dello Stato a mantener alto il vessillo della solidarietà nazionale: 300 milioni di euro subito la promessa. I veneti, però, in silenzio hanno ripristinato la normalità della vita quotidiana: dopo un mese strade e case erano tirate a lucido e i danni già periziati.
L'ottimo Presidente Zaia ci ha messo del suo: consapevole che a Roma il barile è più che raschiato, mentre sollecitava i finanziamenti a Tremonti, trovava l’accordo con le banche per avere in anticipo i denari necessari a recuperare l’operatività delle aziende locali. Il risultato straordinario è che in questi giorni saranno a disposizione già primi 90-100 milioni perché il Veneto torni a fare il Veneto. Tale la sfiducia della regione serenissima verso lo stato centrale letteralmente bloccato dalle congiure di Catilina, pardon Fini, che a Vicenza solo un terzo delle famiglie colpite dall’alluvione ha fatto domanda di rimborso danni: 2.000 le domande presentate rispetto alle 6.000 danneggiate. Proprio come accadde in Irpinia... In questi giorni poi i giornali di sinistra utilizzano ignominiosamente il Veneto alla stregua dell'Università a fini di propaganda politica, titolando pagine sul mancato arrivo dei fondi previsti in Veneto. Sprezzanti del ridicolo venderebbero moglie e figli pur di dare contro a Berlusconi, ma tengano giù le penne dal Veneto che non è popolato di bamba universitari da erudire con le melasse ideologiche della maestrina De Gregorio. Qui se vediamo Bersani su un tetto ci viene voglia di buttarlo giù come ha fatto Calearo in occasione della votazione sulla fiducia. Polentoni si, fessi no. Ora che il Cavaliere tarda a mandarci i quattrini, persino Il Fatto Quotidiano si preoccupa del Veneto: responsabilità nazionale e solidarietà nazionale, vero? La realtà è che sulla promessa di Silvio le banche finanziano Zaia, mentre su quelle di Fini e della sinistra l'Italia non ci mette più un penny nessuno. Siete molto gentili amici progressisti e meridionali, ma non preoccupatevi oltre. Semmai datevi cura di Caldarola: non vorremmo si fosse realmente soffocato con il suo «Arrangiatevi», perché l’abbiamo preso in parola: in un mese tutto ripulito, in un altro mese ci auto-finanziamo la ripresa e, se ben conosco i miei concittadini, con un altro paio di mesi di buon lavoro ci ripaghiamo da soli il debito bancario. Se poi il governo si ricorderà di noi ben venga. Se non lo farà, non se ne preoccupino i rossi che non lo hanno mai fatto. Mentre Vendola per un pugno di voti raccattava la monnezza campana e ci rispediva la nostra in piena alluvione alla faccia della solidarietà progressista, l'Italia ha avuto non più solo l'enunciazione, ma anche la prova provata che noi veneti siamo diversamente italiani. Vendola volant, Veneti manent.
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