Ecco la prova: Prodi ha 9 case e 1 terreno

Il premier s'indigna e accusa <em>il Giornale</em> di mistificare la realtà. Ma in un atto delle Camere, e quindi pubblico, risultano tutte le sue proprietà: sono dieci

Ieri il Giornale ha pubblicato un’inchiesta sugli immobili dei politici. Siamo andati a spulciare fra le dichiarazioni patrimoniali presentate in Parlamento, e abbiamo scovato alcune sorprese, sia fra gli esponenti dell’opposizione (11 case dell’onorevole Scajola, 13 di Giuseppe Consolo), sia fra gli esponenti del governo. In particolare ci avevano colpito le dieci proprietà dichiarate da Romano Prodi, i 9 fabbricati dichiarati da Vincenzo Visco, i 9 da Di Pietro e i 12 dai coniugi Bertinotti. Ecco, abbiamo pensato, lo vedete che i politici della maggioranza il problema della casa lo hanno risolto benissimo? Solo il loro, però.

Appena il nostro quotidiano è arrivato in edicola, a Palazzo Chigi hanno pensato di far festa. E così si sono messi al lavoro per pubblicare un comunicato più ricco di veleno che di inchiostro. Si parla di «ignobile mistificazione», di «sconcertante accusa» e di «calunniose ipotesi». Affermazioni piuttosto gravi s’intende, soprattutto se riferite a un documento depositato presso la Camera dei deputati. Mistificazione? Ipotesi? Accusa? Macché. Atto pubblico. Fedelmente riportato.

Ma le sorprese non sono finite. Il presidente del Consiglio (provvisorio, per fortuna) si supera, infatti, quando nel medesimo comunicato arriva ad affermare di possedere solo 4 case. È davvero bizzarro perché, come dimostra il documento che pubblichiamo oggi, dalla dichiarazione patrimoniale presentata alla Camera dei deputati risultano esattamente 10 proprietà, proprio come da noi riportato: un terreno e 8 fabbricati nel primo foglio, un altro fabbricato (la casa di Bruxelles) nel documento successivo depositato in ritardo di alcuni mesi. Dieci fabbricati in comproprietà. L’aveva scritto lui. Al Parlamento, mica sulla carta da salumiere.

Verrebbe da chiedergli: ma perché, caro Prodi, ti ostini a dire bugie? E soprattutto: perché usi i comunicati di Palazzo Chigi (organo istituzionale, cioè di tutti noi) per diffondere menzogne a interesse privato? Perché usi la tua carica pubblica per attaccare, sulla base di evidenti falsità, un giornale? È questa l’idea che hai dell’informazione? È questa l’idea che hai del tuo ruolo? Perché esci dal silenzio solo per smentire ciò che non puoi smentire? L’unica cosa di ignobile, lo sai, è il modo in cui hai gestito il Paese in questi venti mesi. Perché aggiungere altre frottole e insulti?

Potremmo fermarci qui. Ma visto che ci ha stuzzicato, ci permettiamo di rivolgere al premier qualche altra domanda. Tanto per dire: come mai nella prima dichiarazione al Parlamento Prodi non ha inserito la casa di Bruxelles? Come mai quest’ultima (posseduta fin dal 1999) viene registrata soltanto con un’integrazione successiva? Se ne era dimenticato? Ah, che strana dimenticanza. E come mai, sempre con un’integrazione successiva, Romano Prodi inserisce anche le azioni di proprietà della moglie, Flavia Franzoni? Si era dimenticato pure di quelle? E di cos’altro si sarà mai dimenticato?

La vicenda delle azioni Franzoni merita di essere rapidamente ricostruita. Nella dichiarazione presentata in Parlamento, il 27 luglio 2006, Prodi sostiene che la moglie non ha alcuna partecipazione azionaria. Il 5 ottobre 2006, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Naccarato, dice viceversa che «la professoressa Flavia Franzoni, moglie del professor Romano Prodi possiede il 50 per cento di Aquitania Srl» (una società immobiliare bolognese). Nuova interrogazione parlamentare: come mai questa discordanza? Ed ecco che in Parlamento il 3 agosto 2007 arriva l’integrazione ufficiale. Con sorpresa al seguito: la signora Flavia Franzoni, infatti, possiede azioni non solo di Aquitania ma di nove diverse società (dicasi 9). Alcune per altro le possiede dal 1982, altre dal 1985: come mai non erano state dichiarate alla Camera nel luglio 2007? Un’altra dimenticanza? Ma non staremo un po’ esagerando con le dimenticanze? E perché se un normale cittadino sbaglia una virgola in un atto pubblico viene punito, e questi invece possono dimenticare e correggere tutto quello che vogliono in un atto presentato al Parlamento?

Abbiate pazienza se insistiamo: ma abbiamo detto che si vuole la trasparenza, no? E allora bisogna essere trasparenti. Perché se si dimenticano 11.264 azioni da una parte e 10mila dall’altra, se si dimentica la casa di Bruxelles o addirittura 5 appartamenti come ha fatto il ministro Gentiloni, be’, i casi sono due: o si fa una cura per aiutare la memoria o si fa una cura per aiutare la sincerità. Perché in altri Paesi del mondo una «dimenticanza» simile comporterebbe la defenestrazione immediata. Qui invece gli smemorati di Palazzo Chigi si permettono pure di alzare la voce e di insultare. E sarebbe questo il nuovo che avanza? Se vogliono essere nuovi davvero, dovrebbero provare a spiegare invece come ha fatto, per esempio, l’onorevole Di Pietro, con uno stipendio da magistrato prima e da politico poi, a comprarsi nove case quando la gente normale fatica a metterne insieme mezza (con mutuo trentennale). Non è una grande impresa? Non è da ammirare? Quasi quasi vorremmo affidargli anche i nostri risparmi: evidentemente lui sa come spremerli. O meglio: sa rivoltarli.