Ecco le prove che la Turco vuol lottizzare gli ospedali

L’Eurispes: «Cognetti ha molti più titoli del nuovo direttore scelto dal ministro»

Emiliano Farina

da Roma

Al dibattito politico-scientifico sullo spoil system nella sanità si aggiunge anche l’Eurispes. L’istituto di studi socio-economici annuncia l’avvio di «una battaglia civile contro i giochi irrazionali della politica». E nello stesso tempo riporta alle origini la polemica sul siluramento dell’ex direttore dell’istituto romano «Regina Elena»: la differenza di curriculum tra quello dell’oncologo Francesco Cognetti e della neo responsabile, l’epidemiologa Paola Muti. Poi anticipa che a breve partirà una raccolta di firme contro la lottizzazione della sanità.
Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, dopo una prima lettera «in qualità di cittadino e ammalato», si scaglia ancora contro la scelta del ministro della Salute, Livia Turco, chiedendo «la soluzione del caso Cognetti». E questa volta lo fa attraverso una scheda tecnica che «evidenzia la notevole distanza di credenziali professionali» tra i due scienziati. La comparazione inizia dal numero delle pubblicazioni apparse sulle riviste scientifiche: 145 a 94 a favore dell’ex direttore. Quindi prosegue con la valutazione della frequenza con cui un articolo viene mediamente citato (fattore d’impatto): 690 a 357, sempre a favore di Cognetti. Terzo criterio, il cosiddetto «primo o ultimo nome» (il grado di apporto individuale alla pubblicazione): 86 a 33 per Cognetti.
«Nessuno mette in discussione le capacità della Muti. L’ex direttore non l’avrebbe fatta rientrare dagli Stati Uniti per assumerla al Regina Elena insieme al marito, anch’egli ricercatore - spiega Fara -, ma la verifica dei crediti parla chiaro». Il responsabile dell’Eurispes ha allegato anche una tabella sui progressi compiuti dall’istituto durante la gestione del direttore uscente. Dal 2001 al 2005, le pubblicazioni hanno registrato un incremento del 49%, i finanziamenti non ministeriali sono passati da 2.641.000 a 5.422.000 euro (+105%). I pazienti sono aumentati dell’818% (da 500 a 4.591), mentre gli eventi formativi e i congressi hanno avuto un picco del 271% (da 41 a 152).
«Consideriamo il sostegno a Cognetti - conclude Fara - come una battaglia di civiltà in difesa dei cittadini e degli ammalati». La raccolta di firme partirà nei prossimi giorni e verranno mobilitate associazioni e istituzioni «interessate al difficile rapporto tra politica e scienza» ma, soprattutto, saranno i tanti malati di cancro e le loro famiglie che «oltre alla malattia sono costretti a subire i giochi irrazionali della politica».
Restando sulla disputa sui titoli scientifici, il presidente di Federanziani, Roberto Messina, sottolinea che «i malati di cancro non hanno bisogno di medici con una quantità enorme di citazioni ma di professionisti come la Muti che, oltre a volere una gestione trasparente del Regina Elena, puntano sulla competenza professionale». Ivano Giacomelli, segretario nazionale di «Codici», l’associazione per i Diritti del cittadino, sostiene il ministro: «Le fazioni politiche cessino di polemizzare su decisioni prese per le esigenze dei cittadini». Una solidarietà nata dalle dichiarazioni della Muti rilasciate ieri al Corriere. «Ho avuto la sensazione che al Regina Elena non ci fosse molta trasparenza nella gestione dei finanziamenti per la ricerca e la selezione dei ricercatori: le mie parole d’ordine sono trasparenza, correttezza e competenza».
Sul fronte politico, Maurizio Gasparri (An) coglie al volo la disponibilità della Turco a cambiare la legge per sottrarre le nomine degli istituti di cura alla discrezionalità della politica. «Finalmente il ministro fa un primo passo indietro - sottolinea il deputato - e lo sfidiamo a presentare subito un disegno di legge: lo sosterremo a patto che si basi su criteri trasparenti. È importante - conclude Gasparri - che la Turco sia disposta ad annullare la nomina della Muti per procedere a nuove scelte incentrate su nuovi criteri».