Ecco le prove della Procura: "Blocco anti smog inutile"

Come svuotare l’oceano con un bicchiere. Da un lato, «l’elavata densità di sorgenti inquinanti». Dall’altro, un’area «climatologicamente molto sfavorita». Anzi, «la meno adatta d’Europa e forse del mondo a ospitare emissioni». E tanti saluti alle targhe alterne, ai blocchi del traffico, e a Ecopass. Un «complesso di strategie inadeguato alla criticità del sistema». A smontare la politica delle soluzioni-tampone allo smog è la più completa e capillare indagine sulle cause e gli effetti dell’inquinamento mai eseguita per Milano. È la perizia in mano alla Procura - che il Giornale è in grado di documentare -, redatta da Luigi Bisanti (direttore del Servizio di Epidemiologia dell’Asl), Michele Gugliano e Roberto Maja (docenti del Politenico), e inclusa nel fascicolo aperto dai pm a carico dell’ex sindaco Letizia Moratti, del presidente della Provincia Guido Podestà e del governatore Roberto Formigoni. Centinaia di pagine che sulla base dei dati raccolti dal 2004 al 2009 descrive un fenomeno preoccupante e di difficile soluzione, con una conclusione sconfortante. E cioè che «tutti gli interventi praticati e ragionevolmente praticabili non hanno il potenziale di consentire, a breve termine e in ogni caso, il rispetto» delle soglie per le emissioni di polveri sottili. Mentre «gli interventi strutturali non possono che impiegare anni per il recupero di una situazione che garantisca in permanenza il rispetto del limite». Ed ecco cosa dicono gli esperti.

LE CAUSE

Caldaie, fumi industriali, legna bruciata. La perizia spiega che «le emissioni antropiche in Lombardia sono le principali cause dei fenomeni di inquinamento, e sono addensate nei centri urbani, industriali e di grande traffico». Nello specifico, «il riscaldamento e il traffico sono i settori dominanti in tutto il territorio. L’emissione di pm10 da riscaldamento (32%) compete con quella emessa dal traffico (37%) se si considera tutto il territorio regionale», ma «se si considerano aree in larga prevalenza residenziali industriali (come Milano e l’hinterland, ndr) il ruolo del traffico (63-70%) diventa dominante».

IMPATTO ZERO

Se il traffico è il problema principale, le soluzioni fin qui adottate sono state pressoché inutili. Ecco i dati. «Per quanto riguarda le restrizioni del traffico imposte (dallo stop ai veicoli pre-euro a quello totale, ndr), in tutte le esperienze finora praticate nell’area di Milano e zone limitrofe, si stimano, nei migliori dei casi, riduzioni effettive delle concentrazioni attorno al 5% e al massimo fino al 10% per le restrizioni più incisive praticate in un giorno feriale». I benefici? «Molto modesti». Inoltre, «se per assurdo si spegnessero in Lombardia tutte le emissioni di pm10, le concentrazioni si ridurrebbero del 60-70%, a significare che mediamente in ogni punto di misura il contributo del pm10 proveniente dall’esterno della regione e quello dovuto alle emissioni naturali può essere del 30-40%». Insomma, la Lombardia si carica anche le polveri di altri territori. E neanche staccare del tutto la spina delle emissioni azzererebbe il problema.

ECOPASS

Scettici, gli esperti, anche sulle ripercussioni del ticket per le automobili che entrano nel centro della città. Perché se è vero che «sono positivi gli effetti sulla diminuzione del traffico e sulla variazione del parco circolante», l’incidenza «sulle concentrazioni finali degli inquinanti è apprezzabile anche se limitato». Infatti, man mano che il parco macchine sarà rinnovato, «la quantità di veicoli assoggettati al pagamento» del ticket tenderà «continuamente a diminuire, rendendo il provvedimento sempre meno incisivo rispetto al restante territorio non regolamentato da Ecopass». Di sicuro, ha fatto bene alle casse del Comune. Che solo nel 2008, a fronte di un costo di gestione pari a 6,5 milioni di euro, ne ha incassati più di 12.

LA CONCA

E in fondo, c’è poco da fare. «Purtroppo - scrivono ancora i tecnici incaricati dalla Procura - la Pianura Padana, per una sfavorevole congiuntura orografica e climatologica, è una delle regioni d’Europa e forse del mondo meno adatta a ospitare emissioni antropiche consistenti e addensate». Ci sono le montagne. Non c’è vento forte, se non «7-10 giorni l’anno». C’è il catino in cui sorge Milano, e che avvelena. O forse, c’è molto da fare. Perché «gli interventi occasionali di limitazione del traffico hanno effetto trascurabile sui danni alla salute», mentre «le situazioni di rischio - per i polmoni dei milanesi - sono ricorrenti e non accettabili».