Ecco quali enti difendono le auto blu

Sei Consigli regionali, diverse fondazioni teatrali, il Coni e persino l’Aci non hanno risposto al censimento Formez

Roma - Le auto blu sono da sempre il simbolo fisico del privilegio. Un benefit ambito, uno status symbol su cui si esercitano le periodiche promesse di tagli che finiscono poi per infrangersi sulle resistenze dei politici o dei dirigenti di turno. Questa volta, però, grazie alla «cura Brunetta» sposata anche dal suo successore Giuseppe Patroni Griffi, un primo, vero risultato è stato ottenuto: fotografare il fenomeno in ogni suo dettaglio attraverso una grande «operazione trasparenza», necessaria per colpire l’uso personale e distorto di cui spesso queste auto sono oggetto.

Dopo l’allungamento al 20 gennaio del termine ultimo entro il quale tutte le amministrazioni centrali e locali sono tenute a fornire i loro dati, il censimento 2011 - la cui gestione è affidata alla Funzione Pubblica e al Formez - è entrato nel vivo. E il Giornale è in grado di anticipare i primi dati significativi che stanno emergendo. Innanzitutto il numero complessivo. Rispetto alle 71.700 auto del 2010, si va profilando una riduzione tra il 5% e il 10%. Alle 14 di ieri, sono state registrate circa 47mila auto, ma quando i dati saranno affluiti nel loro complesso si ipotizza un parco complessivo attorno alle 66-67mila unità. Le vetture di proprietà sono circa l’80%; il 18% è a noleggio; l’1% in leasing; l’1% in comodato d’uso. Quelle di cilindrata superiore ai 1900cc sono il 18%. Una curiosità: la Funzione pubblica è intenzionata a raccogliere le targhe di ciascuna auto. Un’impresa meno facile di quello che sembra perché grazie a un regio decreto del ’29 alcune vetture di Stato possono evitare di essere immatricolate al Pra.

L’elenco dei buoni e dei cattivi è ancor in via di definizione. Se lo scorso 28 dicembre mancavano all’appello i questionari di tre ministeri - Difesa, Interno e Giustizia - ora la situazione è migliorata con la trasmissione di larga parte dei dati da parte del dicastero della Severino. Scorrendo le informazioni raccolte dal Formez, si nota una riduzione da 120 a 101 auto per la presidenza del Consiglio, da 97 a 72 auto per il ministero dell’Economia (probabilmente effetto del taglio della dotazione per i direttori generali). La Giustizia - che deve monitorare anche i tribunali - da 1.558 scende a 1.077 ma il quadro è ancora incompleto. In attesa dei dati della Difesa, nell’intero parco auto ministeriale risulta una unica Maserati, in uso alla Farnesina.

Guardando ad altri organi dello Stato, l’Agenzia delle Entrate aumenta di una unità, da 26 a 27, la propria dotazione. Il Consiglio di Stato passa da 43 a 38. L’Autorità delle Tlc da 13 a 10; l’Avvocatura dello Stato da 20 a 19; l’Inps da 40 a 28. Mancano invece all’appello l’Aci, il Coni e diverse fondazioni teatrali.

Al di là dei Comuni, il comparto che ha più auto è sicuramente quello delle Asl con 14.500 auto finora registrate. Di queste il 50% sono state immatricolate prima del 2006, il 23% prima del 2001.
Passando alle Regioni, le giunte hanno tutte provveduto all’invio del questionario con la sola eccezione della Basilicata, guidata dal presidente Vito De Filippo del Pd. Va meno bene quando ci si sposta sui consigli regionali. All’appello ne mancano sei: quello della Liguria, dell’Emilia Romagna, del Lazio, della Campania, della Calabria e della Sardegna.

Sul fronte dei Comuni capoluogo va a rilento la risposta del Meridione. Nessun riscontro è stato fornito dal Comune di Roma - il cui parco auto è più complicato da censire rispetto ad altre realtà - Palermo, Catania e Reggio Calabria. Nel Centro-Nord mancano all’appello città come Trento, La Spezia, Como, Pordenone, Pistoia e Macerata. Di quelle che hanno fornito i dati, quelle con il parco auto più numeroso sono Milano e Torino.

In un orizzonte ancora nebbioso e lacunoso, colpisce il numero di auto considerate di rappresentanza presenti in Sicilia. Qui sono già state censite 430 tra auto «blu-blu» e auto «blu». Lo stesso numero della Lombardia che però ha quasi completato la trasmissione dei suoi dati. Alla fine le auto di rappresentanze siciliane dovrebbero essere oltre mille, pari a circa il 30% del totale, a fronte del 7% della Lombardia. «Dalla mappa che si va delineando» spiega il presidente del Formez Carlo Flamment, «appare evidente come i due terzi delle auto di Stato siano distribuite tra Asl e Comuni. La trasmissione dei dati è costante ma va registrato un ritardo più accentuato nel Centro-Sud. In ogni caso alla fine del censimento il ministro Patroni Griffi avrà a disposizione un quadro dettagliato senza eguali nel resto dell’Ue».

«La tendenza alla riduzione del parco-auto è innegabile» continua Flamment. «L’auspicio era di ottenere una riduzione del 20% rispetto al 2009 ma al momento sembra attestarsi attorno al 10%, anche se la diminuzione dei costi è superiore al 10%. Essendo circa il 27% del parco auto antecedente al 2001 e quindi obsoleto ritengo possibile ottenere risparmi con una politica di dismissioni. In ogni caso il 20 gennaio tutti i dati saranno disponibili on-line e questa operazione trasparenza offrirà la base per ulteriori interventi di riduzione e risparmio».