Ecco quello che Schumi non si aspetta

RIVOLUZIONE In 3 anni quante novità: dai pit-stop alle gomme, dall’elettronica all’aerodinamica

nostro inviato a Valencia

Macché improvvisazione, macché imprevisto ritorno di fiamma. C’è una frase che inchioda «Sua Immensità motoristica kaiser Micael» alle proprie responsabilità. Perché Schumacher non giurò mai nel ritiro a vita; tutt’altro: mise le mani avanti. All’epoca era ancora Maicol – all’inglese – e pochi istanti prima del suo ultimo Gran premio, eravamo in Brasile, Interlagos, San Paolo, casa Barrichello ma soprattutto casa Massa, sussurrò: «Non posso dire con certezza che cosa farò fra tre anni…».
Tre anni. Esattamente il tempo trascorso da quell’autunno 2006. Per dirla con Cocciante era già tutto previsto, «kaiser Micael» aveva pianificato ogni cosa, sapeva che sarebbe tornato e sapeva che al più, fuori dal Circus, avrebbe resistito tre stagioni. Fatto sta oggi di buon ora, qui a Valencia (dove ieri sono stati presentati i team Renault e Sauber), l’enormità teutonica metterà definitivamente la parola fine al triennio sabbatico che il mondo aveva scambiato per un addio.
Era già tutto previsto, dunque, eccetto che smettesse i panni rossi della Ferrari e che nel frattempo il Circus impazzisse con l’ormai nota sequenza di regole, stupidate, contro regole e contro stupidate che hanno scodellato il campionato scorso e quello attuale. Unico sport al mondo veramente sputtanato, unico sport al mondo dove l’atleta non può allenarsi, unico sport che sa già che le gomme potrebbero essere pericolose ma aspetta lo spavento per correre ai ripari.
Per cui ecco la F1 che, stamane, Schumi scoprirà, ed ecco quella che conosceva. Ahilui.

GOMME «Micael» se ne andò quando in pista guerreggiavano due fornitori di gomme, la Bridgestone (che lascerà a fine 2010) e la Michelin. Ora ci sono solo i giapponesi che forniscono polimeri uguali per tutti. All’epoca, un team con auto di serie B e gomme stellari le dava di santa ragione al rivale con monoposto spaziale e coperture così così. Questione di secondi al giro, mica noccioline. In più l’Immensità teutonica si troverà con le gomme slick che non usava da una vita; ma qui la pezza, per lui come per altri, la metterà il talento.

AERODINAMICA Fino al 2006, e pure fino al 2008, le F1 erano sculture stellari dai mille candelabri che, al confronto, la Sagrada Familia è un cubo squadrato. Ora sono più aerodinamici i modellini che collezionano i bambini. Per rendere l’idea, Schumi lasciò con macchine che davanti avevano ali d’artista e si ritroverà ora con delle pale sgombraneve larghe tutta la carreggiata. Quindi, aderenza minima rispetto al passato. Certo, in questo potrebbe aiutarlo qualche diavoleria escogitata – e temuta da Ferrari & C. – del suo capo e amico Ross Brawn. Esempio: sarebbe più facile guidare se la Mercedes dovesse aver trovato un diffusore ancor più furbetto del passato.
ELETTRONICA Tre anni fa si correva con propri fornitori elettronici per cui nel silicio delle centraline stavano nascosti segreti – e quindi centesimi – inaccessibili ai rivali. Ora il cervello elettronico è unico. Di più: all’epoca impartiva lezioni di guida ai piloti che potevano contare sul controllo computerizzato della trazione. Esempio: il microchip gestiva la potenza del motore senza far pattinare le ruote. Ora le monoposto sono saponette.

PESO Quest’anno le F1 peseranno di più per via dell’abolizione delle soste. I nuovi serbatoi hanno infatti una capienza di 230-240 litri contro i 100 delle passate stagioni. Alla partenza di ogni Gran premio le macchine avranno almeno 120 chili in più. Dunque il tedesco e i suoi colleghi disporranno di monoposto leggerissime in qualifica, pesanti al via e di nuovo piume a fine Gran premio. Un frullato.

STRATEGIA «Micael» ha fondato la propria grandezza sulla capacità unica di mantenere il ritmo gara. Ovvero: quando ai tempi della Rossa, Ross Brawn gli diceva «voglio questo x tempo per tot giri, così dopo il pit stop rientrerai in pista davanti a tutti», lui non mancava mai l’appuntamento. Ora le soste saranno velocissime e solo per il cambio gomme. Certi parametri seguiti una vita non varranno più e, forse, sorpassare conterà un cicinino di più. E anche se ieri ha candidamente ammesso: «Mi tingo i capelli. Ho cominciato nel 2005», «Micael» o «Maicol» sempre Schumi resta. Per cui i tifosi traditi della Ferrari si mettano pure il cuore in pace: Sua immensità motoristica, tre anni fa, aveva di certo previsto anche questo.