Ecco The Reader il film da Oscar per Kate Winslet

Al Festival di Berlino l’attrice è una kapò tedesca accusata di aver scritto il rapporto della deportazione. Ma è analfabeta

Berlino - Il cinema s’occupa dei vinti se coi loro eredi possono far incasso. A Germania (in parte) riunificata, coi marchi camuffati da euro che finanziano il cinema anglosassone, oggi anche i tedeschi si rappresentano come vittime, quindi come eroi, dopo aver avuto per oltre sessant’anni il dovere di rappresentarsi come carnefici, quindi come criminali.

Il Festival di Berlino è naturalmente attento a questa svolta e ha incluso - come primo film di rilievo in concorso - The Reader («Il lettore») di Stephen Daldry, già uscito negli Stati Uniti (in Italia apparirà venerdì 20). Per esso è candidata all’Oscar la maiuscola interpretazione di Kate Winslet.

The Reader racconta di un quindicenne liceale (David Kross) che nel 1958 ama una trentasettenne tranviera (Kate Winslet) conosciuta per caso. Anche in questa versione tedesca e aggiornata al secondo dopoguerra del Diavolo in corpo di Raymond Radiguet, ispiratore del capolavoro cinematografico di Claude Autant-Lara, i momenti più intensi non sono erotici: come legame è più profonda la lettura dei classici. Lei la chiede senza spiegazioni, lui la esegue senza obiezioni. Un ordine è un ordine.

Nel 1966 il liceale è ormai universitario di Giurisprudenza, fidanzato con una coetanea e la tranviera è ormai accusata d’aver condotto nel dicembre 1944 prigioniere ebree da un campo di concentramento a un altro, trasferimento a piedi che - per clima, guerra, ecc. - si concluse con la morte di gran parte delle detenute.

Insomma, prima della divisa di tranviera in una cittadina del Baden-Wurttemberg (ma quella che si vede è Görlitz, al confine con la Polonia), lei ha portato quella di ausiliaria delle Ss ad Auschwitz. Nel processo la donna, ora quarantaduenne, è accusata dalle altre imputate di aver steso il rapporto del trasferimento di detenute, in sostanza d’aver capeggiato il gruppo. Solo lo studente sa che lei è analfabeta (è una tedesca di Romania, dove negli anni Venti l’analfabetismo era comune). E solo lui capisce che quella vergogna è per lei peggio della colpa...

Nel 1975, l’universitario è ormai avvocato e divorziato (a questo punto l’interpreta Ralph Fiennes). E così l’amore dell’altroieri si rifà sentire, seppur da lontano: la detenuta comincia a ricevere audiocassette dove lui ha registrato i libri di allora: La signora col cagnolino, l’Odissea...

Qui c’è molta realtà e altrettanta autobiografia: Bernhard Schlink, autore del romanzo A voce alta (Garzanti) ispiratore del film, l’ammette: «Ogni libro si basa su esperienze personali». Ci furono infatti, negli anni Sessanta, vari processi come questo nella Germania Federale che teneva a mostrarsi contrita.

La bravura di Daldry è di giocare, proprio come Schlink, su vari piani: l’ombra della pedofilia, la «colpa tedesca», l’assurdo giuridico di giudicare con il senno e con le leggi di poi azioni che il senno e la legge di allora imponevano.

Schlink ha frazionato nel libro il suo ruolo fra quello dell’innamorato e quello del suo docente (Bruno Ganz, nel film), che ricorda agli allievi giuristi: «Nullum crimen, nulla poena, sine lege».

Che un film così - perfetto se si chiudesse dieci minuti prima del finale inventato per il film - si debba all’iniziativa di Sydney Pollack, ebreo, e di Anthony Minghella, commuove tanto quanto il film stesso, perché sono morti entrambi durante la sua lavorazione.
Ma l’ultima parola spetta a Kate Winslet, che per questo ruolo merita l’Oscar: «Avevo letto - mi dice - il romanzo di Schlink sei anni fa e l’avevo giudicato una bella storia d’amore, che influenza le vite dei personaggi oltre la sua durata iniziale. Nel definire Hannah Schmitz ho cercato un difficile equilibrio fra la vergogna che istintivamente lei prova per l’analfabetismo e l’imparare molto più tardi a sentirsi colpevole per un crimine. Ho cercato anche di umanizzarla, di renderla capace di sentimenti e del coraggio verso una sentenza eccessiva nei suoi riguardi».