Ecco il regista occulto degli acquisti di La7

Formigli e Saviano sono clienti dell’agente dei divi Beppe Caschetto. Che con Ruffini ha un "solido rapporto". E' il manovratore più segreto della tv

«Con Paolo Ruffini ho un rapporto solido». Parola di Beppe Caschetto, aprile 2008. Tre anni dopo, l’intesa è a prova di bomba. Con La7, invece, il rapporto è così cementato che si può parlare di matrimonio professionale. Se Caschetto non è stato il mediatore ufficiale dell’arrivo di Ruffini nel canale più «cool» del momento, di certo ha seguito la trattativa molto da vicino. È lui il pontiere tra Viale Mazzini e Giovanni Stella, ad di La7. Con il suo tg Enrico Mentana ha illuminato la rete, si sa. Ma con i suoi artisti un po’ di energia elettrica l’ha portata anche Beppe Caschetto.

Magari prendendone una parte dalla centralina di Raitre. Perché se, in un certo senso, si può parlare del canale Telecom come della Raitre degli anni Dieci - centrata sull’informazione, di tendenza antiberlusconiana, faziosa anzichenò - in parte lo si deve a lui. Ruffini, Saviano, Formigli, il suo zampino c’è sempre.
È un piccolo capolavoro di strategia manageriale quello realizzato da Caschetto, 54 anni, sposato, figlio di un maresciallo dei carabinieri siciliano, casa a Bologna dove ha sede la Itc 2000, l’agenzia dove gli fa da assistente la figlia Federica. Artisti, direttore e editore di La7 sono contenti. Ma lui gode più di tutti. Garante nascosto, attraverso le sue star è il gran visir del palinsesto. Tanto per elencare, sono della sua scuderia Maurizio Crozza e Daria Bignardi, Geppi Cucciari e Gene Gnocchi, Ilaria D'Amico (che ha rinunciato a Exit firmando l’esclusiva con Sky) e Victoria Cabello (convolata a Raidue), Lilli Gruber e l’impaziente Corrado Formigli, «new entry» della rete alla quale si è offerto senza attendere la quadratura dei progetti santoriani.

Silente, circospetto al limite dell’omertà, Caschetto lavora sotto traccia. Non frequenta, non dichiara, non coltiva hobby patinati, non si fa fotografare, risponde di rado al telefono e con i giornalisti parla ancora meno. «Preferisco stare nascosto e essere considerato autorevole. Credo nel teorema Cuccia», ha concesso a Alessandra Comazzi che è riuscita a intervistarlo per La Stampa. Di potere nel mondo della tv e del cinema ne ha accumulato parecchio in pochi anni. Fu Bibi Ballandi a instillargli l’idea di fare il manager.

Lo incontrò durante la preparazione di Stasera mi butto, uno show con gli imitatori dal Bandiera Gialla di Rimini che sarebbe andato su Raiuno. Era l’anno della mucillagine e, per sostenere il turismo, la Regione, rappresentata da Caschetto, assistente dell'assessore competente, finanziava lo show. «Mi accorsi che era intelligente, preparato, appassionato al mondo dello spettacolo», ricorda oggi Ballandi. «Così gli suggerii di trasformare quella passione in una professione e mi resi disponibile a introdurlo nell’ambiente e consigliarlo». Il consiglio principale che gli ha dato? «Ha sicuramente sentito quando ripetevo uno dei miei detti: volare bassi per schivare i sassi.

Oggi che ha fatto molta strada da solo e senza appoggi politici, ho la conferma di aver visto giusto». Progressista, ma di formazione cattolica con esperienza da sindacalista, chi ha lavorato con lui dice che sa difendere bene i suoi artisti durante le trattative. «Quelle le do per scontate», dice lui. Di loro deve conoscere tutto, storie di famiglia comprese. Deve avere libertà d’intervenire su tutto, anche sul look. Per non sovraesporre nessuno. Ma quando i suoi protetti gli fanno una domanda vuole dare una risposta più giusta di quelle che loro si son già dati, «altrimenti non servo». Così, con questa filosofia, è diventato anche produttore cinematografico di alcuni film di Paolo Kessissoglu e Luca Bizzarri, di Ficarra e Picone e Luciana Littizzetto. Artisti che gestisce anche sul piccolo schermo. Oggi chi vuol fare una televisione trendy, con i nomi giusti e gli artisti politicamente corretti deve rivolgersi a lui. Da Fabio Volo a Alessia Marcuzzi, da Paolo e Luca a Elisabetta Canalis a Neri Marcorè fino a Fazio e Littizzetto: le star TQ (trentenni-quarantenni) sono tutte sue. Infatti, anche l’avvicinamento tra Fazio-Littizzetto e La7 era passata dai suoi uffici bolognesi. La trattativa si è arenata per questioni di cachet, troppo elevati per la borsa di Giovanni Stella.

Ma chissà se in futuro non tornerà di moda. Intanto è servita a favorire il passaggio sull’altra sponda di Roberto Saviano, anche lui in area Caschetto almeno per ciò che riguarda l’attività televisiva.
In questi giorni, dopo l’addio di Ruffini a Raitre, i bene informati dicono che trascorra parte del suo tempo a tranquillizzare Giovanni Floris, rimasto orfano del suo direttore dall’altra parte del fiume...