Ecco il ricorso Se Briatore vince via a una pioggia di risarcimenti

Che cosa si nasconde dietro la pagina dedicata dal Guardian al caso Briatore? Perché il prestigioso quotidiano inglese, che aveva attaccato il manager italiano durante i giorni foschi del crashgate di Singapore 2008, è uscito ieri con alcuni stralci del ricorso presentato dai legali dell’ex patron Renault presso il tribunale di Grande istanza parigino? Stralci, s’intende, che ora spingono anche i lettori d’Oltremanica a nutrire qualche perplessità riguardo alla sentenza di radiazione a vita dai motori decisa dal tribunale Fia. E ancora: perché - come si vocifera da più parti - anche l’autorevole Times sarebbe pronto a prendere una posizione meno dura nei confronti dell’ex patron Renault?
Quesiti sacrosanti, visto che il ricorso di Briatore verrà esaminato il 24 novembre a Parigi (la Fia ha infatti sede nella capitale transalpina). La sensazione è che ormai ci si stia tutti rendendo conto che molto non quadra nel processo lampo al capo Renault, accusato di aver spinto il suo ex pilota, Nelsinho Piquet, a innescare nel 2008 un incidente che avvantaggiasse il compagno Alonso.
Nel ricorso, Briatore chiede l’annullamento della sentenza e un risarcimento stimato in un milione di euro: il massimo consentito, in materia, dalla legge francese. Di ben altra entità, nel caso il tribunale gli dovesse dare ragione, saranno le richieste di danni che probabilmente partiranno poi all’indirizzo di Mosley e della famiglia Piquet (tutto è nato dalle accuse senza prove del pilota, ndr). C’è chi dice 30 milioni di risarcimento, chi molti di più. Si vedrà.
Secondo il Guardian, accanto a Briatore dovrebbe scendere in campo nel far valere i propri interessi anche il suo ex direttore tecnico, Pat Symmonds, squalificato dalla F1 per due anni. Punto forte dell’istanza presentata è il passaggio in cui i legali di Briatore sostengono che il Consiglio Mondiale della Fia, nell’emettere la sentenza, è stato «chiaramente accecato da un eccessivo desiderio di rivalsa personale». Non solo. Nel ricorso vengono evidenziate alcune irregolarità durante indagini e audizioni, tutte commesse in violazione sia delle norme Fia che delle leggi francesi. Briatore vuole dimostrare che la Fia ha agito in violazione delle norme sul giusto processo stabilite dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo in quanto «le decisioni di aprire un’indagine e di presentare la stessa al Consiglio mondiale sono state prese dalla stessa persona, Max Mosley, il presidente della Fia» - si legge sempre nell’anticipazione - che ha agito nei panni di «querelante, investigatore, pubblico ministero e giudice».
Nel pomeriggio la dura replica della Fia del neo presidente Jean Todt. La radiazione - ha precisato - è stata presa da una «schiacciante maggioranza» di membri del Consiglio Mondiale. Non solo: Todt ha condannato «le selettive anticipazioni degli estratti dell’appello del signor Briatore». Nel farlo, va detto, il numero 1 Fia ha però dimenticato le periodiche indiscrezioni su interrogatori e confessioni davanti agli inquirenti federali finite poi su siti e giornali nei giorni convulsi del crashgate. Anticipazioni - va detto anche questo - abilmente orchestrate dal suo predecessore.