«Ecco come rilancerò l’economia tedesca»

La ricetta dell’uomo che, in caso di vittoria del centrodestra, tenterà di avviare un nuovo boom

Salvo Mazzolini

da Berlino

Per alcuni è un visionario, un creatore di modelli affascinanti che funzionano in teoria ma non nella realtà. Per altri, invece, è un personaggio concreto e pragmatico, che anticipa le riforme che prima o poi tutti i Paesi dovranno adottare. Ciò che è certo è che Paul Kirchhof, futuro ministro delle Finanze nel caso, molto probabile, di una vittoria del centrodestra alle elezioni in settembre, è diventato uno dei personaggi centrali della campagna elettorale tedesca. Il suo progetto di riformare, o meglio di rivoluzionare, il sistema fiscale introducendo un'aliquota unica del 25 per cento, valida per tutti, cittadini e imprese, accompagnata, però, da un forte taglio a sussidi, detrazioni e sovvenzioni, è il tema numero uno sul quale si confrontano partiti e candidati, divisi tra sostenitori entusiasti e avversari che gridano allo scandalo.
Per gran parte della sinistra Kirchhof è un modello cinico e antisociale. Cinico perché a tutto vantaggio dei ricchi che pagherebbero in base a un'aliquota più bassa. Antisociale perché prevede una serie di tagli che colpirebbero il Welfare. Per i sostenitori, al contrario, la riforma auspicata da Kirchhof introduce una maggiore giustizia fiscale e mira a creare un rapporto di fiducia tra fisco e contribuente. Ma avversari e sostenitori si trovano un po’ in tutti campi dello schieramento politico. Anche nella Cdu di Angela Merkel, grande sponsor di Kirchhof, dove molti giudicano la flat tax, l'aliquota unica e piatta, una cosa molto bella ma irrealiz- zabile e non finanziabile.
Giurista, massima autorità in materia di diritto tributario che insegna all'università di Heidelberg, ex-giudice della Corte costituzionale, Kirchhof conduce da anni una crociata per ridurre la pressione fiscale e semplificare la dichiarazione dei redditi. In questi giorni di battaglia elettorale è un personaggio estremamente richiesto dai mass media tedeschi. E per un giornalista straniero l'unico modo di piazzare qualche domanda per sapere come risponde ai suoi critici è di seguirlo nei suoi giri tra comizi, talk show e conferenze stampa.
Come risponde a chi ritiene che la sua riforma avvantaggi i ricchi?
«È un'accusa infondata. Chi percepisce redditi alti paga attualmente su un’aliquota del 42 per cento. Ma solo in teoria perché ha una serie di sgravi che sono veri e propri privilegi e quindi in realtà finisce per pagare proporzionalmente meno di chi ha redditi inferiori anche perché chi dispone di molti mezzi si avvale di esperti che conoscono i trucchi per pagare di meno».
Però chi ha redditi bassi pagherà di più perché l'attuale aliquota minima è del 15 per cento?
«Anche questo non è esatto. Intanto la flat tax scatta solo da un certo reddito. Inoltre ci saranno esenzioni per le fasce più deboli oltre a esenzioni finalizzate soprattutto a sostenere le famiglie. Per i redditi bassi ci sarà un’esenzione di 10mila euro per coniuge e di 8mila per ogni figlio. Quindi una famiglia con due figli e un reddito annuo di 36mila euro non pagherà tasse».
Se i cittadini pagheranno di meno lo Stato incasserà di meno, quindi aumenterà il buco nei conti pubblici e questa sarebbe una conseguenza disastrosa per un Paese come la Germania che non è mai riuscito a rispettare i criteri di Maastricht.
«L'equazione meno tasse meno gettito fiscale è insostenibile. Tutto fa pensare che succederà il contrario. Intanto meno tasse attireranno gli investimenti e freneranno la fuga degli impianti industriali verso Paesi fiscalmente più competitivi. Inoltre meno tasse significano più soldi da destinare ai consumi. Infine un sistema più ragionevole incoraggerà gli evasori a mettersi in regola. Tutte conseguenze positive per l'economia e la raccolta fiscale».
Il programma ufficiale della Cdu non prevede però l'aliquota unica bensì la riduzione delle aliquote esistenti.
«Non c'è nessuna contraddizione. Se Angela Merkel diventerà cancelliere, dal gennaio 2007 l'aliquota massima scenderà dal 42 per cento al 39 per cento e quella minima dal 15 per cento al 12 insieme a una serie di tagli a sussidi e sovvenzioni che però non colpiranno i più deboli. È un passo avanti verso la flat tax che rimane un obbiettivo ideale da realizzare per gradi appena possibile. L'importante è muoversi verso una riforma radicale che dia ai cittadini la certezza di un nuovo inizio nel rapporto con il fisco ed elimini l'attuale sensazione di diffidenza, spesso giustificata data l'oscurità dei meccanismi fiscali. E questo può avvenire introducendo un’aliquota che è uguale per tutti, abolendo i privilegi e semplificando al massimo la dichiarazione dei redditi che dovrà essere un modulo composto da una sola paginetta da riempire in dieci minuti. Alcuni dicono che è un sogno. Io scommetto invece che prima o poi sarà così in ogni Paese».