Ecco come rinascerà il MILAN

Per la società non è la fine di un ciclo: i rossoneri avranno ancora Ancelotti come punto fermo. Galliani: «Adesso 12 finali per centrare il 4° posto»

Breve guida per orientarsi nel futuro prossimo del Milan. Bastano pochi punti cardinali e si rintraccia la strada maestra.
1. No alla rifondazione. È il caso di deludere subito chi pensa, o spera per tifo personale opposto, che l’eliminazione faccia rima con la rifondazione. È un luogo comune, un modo vecchio e inadeguato di rilanciare una squadra di calcio. Al Milan, per sua documentata fortuna, succede il contrario. E infatti i risultati del ventennio berlusconiano, scolpiti nella pietra, testimoniano la bontà della strategia. È vero, semmai, esattamente il contrario: ogni, generoso tentativo di rifondazione (estate del ’97, ritorno a Milanello di Capello, campagna acquisti gonfia di cognomi, cifre e aspettative) fu scandito da una profonda delusione.
2. Niente fine del ciclo. Con la doppia stilettata di Fabregas e Adebayor, non si esaurisce il ciclo del Milan. «Fino a quando c’è Silvio Berlusconi presidente, il futuro è garantito» una delle massime di Adriano Galliani, sempre valida per capire da dove si riparte. Il destino conosciuto dai campioni d’Europa è identico a quello vissuto da Porto, Barcellona e Liverpool nelle precedenti edizioni: segno che arrivare sul tetto d’Europa e intraprendere quel percorso virtuoso che passa attraverso Montecarlo e Giappone comporta onori in gran quantità ma anche oneri imprevisti, usure insopportabili. Il Milan ha pagato il conto ritrovandosi nello stesso periodo a dover recuperare tre partite di campionato e a fare i conti con una sequenza di infortuni complicati da recuperare (Seedorf, Kakà, Nesta, Jankulovski).
3. Nè rimorsi nè rimpianti. I limiti complessivi dell’ultimo Milan sono noti, da tempo, a tutti, oltre che ai critici e ai tifosi più avveduti. Perciò ne risultano consapevoli dirigenti e staff tecnico, oltre che Milanlab qui inteso come il trust dei preparatori. Di qui l’uscita dalla Champions martedì notte senza scene di malavita, con la curva che applaude commossa i suoi valorosi guerrieri, con Galliani che corre a Milanello dopo una notte insonne, per ringraziare tutti, «calciatori e tecnici, medici, preparatori e fisioterapisti», protagonisti di una «striscia lunga sei meravigliosi anni di successi unici e indimenticabili». Per strano che possa apparire, è più facile lavorare dopo una cocente delusione che al ritorno da Atene, tra coppe e voglia di stare ancora insieme agli eroi stanchi.
4. Perché Ancelotti resta. La conferma di Ancelotti, pronunciata in ore non sospette prima da Berlusconi e poi da Galliani, non è un capriccio e nemmeno una mossa elettorale, ma una consapevole scelta. La sintonia, tra staff tecnico e società, è totale. Carlo ha difeso alcune edizioni di calcio-mercato al ribasso senza mai lamentarsi in pubblico. Non solo, ma il suo rapporto con lo spogliatoio è molto vivo, neppure sfiorato dalle nuvole passeggere spiegate da decisioni inevitabili (via Dida, dentro Kalac, Simic tenuto lontano dal campo, idem per Gourcuff e Brocchi).
5. Obiettivo: dodici finali. «Adesso ci aspettano dodici partite da giocare alla morte, determinati come se fossero dodici finali per ritrovarsi la prossima stagione a giocare di notte con la solita musichetta» l’obiettivo fissato da Galliani nella visita a Milanello dinnanzi alla squadra schierata al gran completo. È cominciata così la caccia al 4° posto, lontano appena 4 punti, una bazzecola se si pensa al distacco lamentato alla sosta natalizia (11 punti dall’Udinese ma con tre partite in meno poi concluse con un totale misero di 4 punti).
6. Reazione da campioni e uomini veri. Per Silvio Berlusconi il dopo Arsenal è un continuo riconoscimento del valore degli inglesi. Nel cuore della notte, trasferitosi in un ristorante del centro, il suo commento al tavolo con Alfonso Signorini e Alba Parietti, è sempre lo stesso. «Hanno strameritato loro». Composta e dignitosissima la risposta dei campioni di Atene e Yokohama. «Questa squadra è da applausi» sostiene il capitano, Maldini. «Troverà la forza per reagire» la garanzia firmata da Kakà, doppiamente deluso per la prima eliminazione patita a San Siro e per la sua perfomance. Solo Gattuso, non proprio divertito da qualche sfottò roseo, se la cava con una telefonata al cronista interessato.