Ecco lo scienziato anti-staminali: «Così rigenero cuore, fegato e reni»

«Oggi possiamo già riparare anche i nervi periferici di gambe, braccia e volto»

È il sogno di un corpo che si ripara da solo. L’uomo che, grazie alla scienza, non deve più ricorrere a un trapianto quando il cuore funziona a singhiozzo, il fegato è rovinato dalla cirrosi e i reni non fanno il loro dovere. Gli organi non vanno sostituiti, ma si rigenerano: dopo la malattia tornano nuovi. Basta un impianto, come quello che Ioannis Yannas, professore di ingegneria meccanica al Mit di Boston, ha inventato per la pelle. Erano gli anni Ottanta: quella scoperta è la pelle artificiale, e il suo principio è stato poi applicato per rigenerare i nervi periferici e la congiuntiva oculare. Yannas ora studia come riparare altri organi del corpo: sembra un miracolo ma, per la scienza, ha un nome preciso, «medicina rigenerativa». Yannas ne parlerà domani alla conferenza inaugurale di «Bergamo scienza».
Cos’è la rigenerazione?
«È il processo che fa tornare un organo alla struttura e funzione originarie. Nei primi mesi il feto è in grado di rigenerare spontaneamente gli organi danneggiati; ma i mammiferi adulti perdono questa capacità: per loro è necessario un impianto biologicamente attivo, che spinga il tessuto o l’organo a “risorgere”».
In quali casi funziona?
«Oggi possiamo rigenerare la pelle (dopo bruciature gravi, traumi o interventi chirurgici), i nervi periferici di gambe, braccia e volto e la congiuntiva oculare. L’impianto blocca la formazione della cicatrice e il tessuto si rigenera».
Per la pelle l’intervento è ormai comune?
«I pazienti sono decine di migliaia. Certo va migliorato: la pelle artificiale non è ancora perfetta. Lo stesso vale per la rigenerazione dei nervi, che non conducono ancora i segnali elettrici alla stessa velocità dei nervi sani. Però sono imperfezioni: il metodo funziona e, perciò, possiamo estenderlo anche ad altri organi».
I prossimi passi?
«Stiamo già lavorando sul fegato, che non si rigenera più in chi soffre di epatite o di cirrosi. Come è successo a Beethoven: la nostra idea è che, fra dieci o vent’anni, riusciremo a guarire anche i malati al fegato. O chi soffre di problemi al ginocchio: anche il menisco di Paolo Maldini potrà rigenerarsi. la scoperta funziona su organi e tessuti diversi: in futuro potremo applicarla anche ai reni, al cuore e persino alle ossa».
Le ricerche sono costose?
«Molto. Dobbiamo pagare studenti, medici, strumenti e animali per gli esperimenti. I fondi statali sono di 300mila dollari l’anno».
Che ruolo hanno le staminali?
«Non utilizziamo staminali coltivate in vitro. Anche se è probabile che in parte “collaborino”, perché il corpo rifornisce spontaneamente le zone danneggiate di molte cellule, fra cui le staminali».
Il sogno della ricerca è l’eternità?
«L’eternità è un concetto della filosofia. La nostra speranza è che una persona che ha bisogno di un fegato nuovo non debba più ricorrere a un trapianto. Così si aggirano i problemi legati alla mancanza di donatori e il rigetto».
La medicina rigenerativa è un business?
«Certo. La produzione degli impianti per la pelle e i nervi è già un affare. Ma è solo così che la scienza si diffonde: se attira interesse e soldi».