Ecco le sevizie accertate dai medici

«Se divento un angelo nessuno potrà mai più farmi del male e resterò per sempre con i miei genitori». Può una bambina di dieci anni tentare di uccidersi? Può. Lo spiegano gli psicologi italiani che hanno valutato le condizioni psichiche di Maria e lo scrivono nelle perizie ordinate dal Comune di Cogoleto e consegnate al tribunale. Una bambina di dieci anni che ha già tentato di togliersi la vita «bevendo tanta acqua salata» e salvata solo dal tempestivo intervento della nonna e di un bagnino.
Una bambina che non vuole tornare all’inferno. Quello descritto da tanti specialisti. «La bambina si trova in un profondo stato di sofferenza psichica - si legge nella relazione dello psichiatra - tale sofferenza è causata anche dai continui distacchi della famiglia adottante. Ritengo che la bambina non debba essere distaccata dalla famiglia di adozione per evitare l’irreversibilità del danno psichico della minore».
Le violenze alla bambina - che soltanto dopo due anni ha avuto il coraggio di parlare - sono testimoniate già da un certificato medico dell’agosto del 2004 che parla di «ematomi contusivi multipli in regione toracico addominale anteriore e arti inferiori, sospetta ustione in regione pubica».
Già da tempo la famiglia - appoggiata dagli assistenti sociali del Comune di Cogoleto - si era fatta carico economicamente di offrire a Maria il supporto di psicologi e logopedisti per rieducarla al linguaggio (la bambina non parla bene il bielorusso, mentre conosce già bene l’italiano, segno che dovrebbe far riflettere). Maria ha già sofferto tanto. Nata da una donna alcolizzata che nei primi quattro anni di vita non le ha mai rivolto la parola (da qui le difficoltà di linguaggio, mai recuperate) intorno ai tre anni la piccola è stata trovata più volte a vagare cercando cibo nella spazzatura mentre di notte dormiva sotto i camion per ripararsi dalle rigide temperature invernali. Una volta è stata anche investita da un’auto. Poi è stata inserita nell’istituto per minori difficili, dove vivono in promiscuità bambini di sette anni e ragazzi di 18. Altre persone più grandi si introdurrebbero di notte nei dormitori per esercitare le violenze. La bambina ha raccontato di venire spogliata, legata e sottoposta a sevizie. Fatti confermati, peraltro, da un suo coetaneo accolto da una famiglia piemontese che ha detto alla mamma affidataria: «Le bambine piangono tanto e forte quando gli fanno queste cose». «Un’estrema angoscia di abbandono», secondo lo psicologo è quella che vive la bambina temendo adesso di essere rimpatriata. Maria non è una bambina ritardata, nonostante la si voglia mettere in una struttura psichiatrica bielorussa. Secondo lo psicologo è intelligente e capace di comprensione e comunicazione». Forse proprio l’aver conosciuto l’amore di una famiglia ha portato Maria a scoprire che la vita non è fatta solo di carnefici. Intanto a schierarsi a favore della piccola è l’Aibi, associazione amici dei bambini, che ha preannunciato una raccolta di firme da presentare al presidente Napolitano affinché la bambina non venga restituita «a un Paese che ha dimostrato già di non saperla tutelare», dice il presidente Aibi Marco Griffini.