Ecco Sonny Rollins, il colosso del jazz

Simone Mercurio

Saxophone colossus, colosso del sassofono, il soprannome che gli diedero tanti anni fa e che dà anche il titolo a un suo celebre disco, rende bene l’idea di chi sia il gigante del sassofono jazz mister Sonny Rollins, questa sera dalle 21 nella Sala Santa Cecilia del Parco della Musica per un concerto all'interno di «Santa Cecilia It’s Wondeful». E Rollins è uno di quegli artisti che andrebbero, almeno una volta nella vita, ascoltati dal vivo, perché un disco, per quanto bello sia non riesce mai pienamente a dare quel fremito di bellezza, quel brivido sulla pelle che ogni avvenimento vissuto porta in sé.
D’altronde, grande improvvisatore, Rollins ha il dono di trasformare la canzone più improbabile in uno straordinario veicolo di esplorazione del jazz. Theodore Walter «Sonny» Rollins, questo è il suo vero nome, nasce a Manhattan, a New York, il 7 settembre del 1930, da genitori di origini caraibiche. Inizia a studiare pianoforte, ma presto la sua attenzione si sposta verso il sassofono e, sotto la guida di Thelonius Monk, comincia ad esplorare le infinite possibilità di questo strumento. Nello stesso periodo molti altri grandi astri del jazz, tra cui Jackie McLean, Kenny Drew, cominciavano a brillare ad Harlem e il giovane Rollins si fa notare registrando alcune tracce con nomi del calibro di Babs Gonzales, J.J. Johnson, Bud Powell e Miles Davis. Tutto questo prima di aver compiuto 20 anni.
Il giovane Sonny aveva come vicini di casa personaggi come Bud Powell e Thelonious Monk e, soprattutto, resta folgorato dal suono di Coleman Hawkins. Gli influssi di tali musicisti non tarderanno a venir assorbiti, ma Rollins rimarrà affascinato dal timbro pieno e corposo del tenore di «Hawk» che riesce a far suo imitandolo ed innovandolo.
È totale nella carriera di Rollins l’idiosincrasia a farsi coinvolgere più di tanto nel meccanismo del music-business. Le sue frequenti sparizioni (avvenute diverse volte nel corso della sua carriera) ne sono la prova lampante. È ormai leggenda il fatto che, durante uno dei suoi ritiri, lo si ritrovasse in solitudine a suonare per ore ed ore nel passaggio pedonale del ponte di Williamsburg nella Grande Mela.
La carriera di Sonny Rollins è difficilmente sintetizzabile, vista l’enorme mole di dischi prodotti come partner o a proprio nome, dischi quasi sempre di livello altissimo, che lo vedono in collaborazione con i più grandi jazzisti di sempre. «Qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato, qualcosa di blu» : questa è la formula di «This is what I do» lo spettacolo questa sera in scena. L’opera di un musicista al suo apice, un vero visionario del XXI secolo che continua ad evocare la gioia della scoperta nei suoi ascoltatori, in cerca sempre di nuove sfide. Un grande appuntamento per gli amanti del jazz, dunque, il recital di questa icona vivente dell’età d’oro del jazz che, dopo oltre cinquant’anni di carriera, continua il suo viaggio artistico cercando mezzi espressivi sempre più profondi e nuove vie per espandere la propria inesauribile creatività. Sul palco con lui Clifton Anderson al trombone, Bobby Broom alla chitarra, Bob Cranshaw al basso, Kimati Dinizulu alle percussioni e Victor Lewis alla batteria. Biglietti da 25 a 72 euro + prevendita. Info e biglietti tel. 06.8082058.