«Ecco come sono stata miracolata»

«I medici erano stati chiari. “Pensate a un muro in autostrada, la paralisi di suor Lina è così: nulla può più passare, nel migliore dei casi resterà bloccata dalla vita in giù per sempre” avevano detto alla madre superiora». Oggi suor Lina cammina sulle sue gambe, accoglie i bambini alla scuola di via Quadronno, stira per le consorelle. «Non sto ferma un momento, ma è così grande la grazia che mi è toccata... - dice, arrossendo per un attimo -. Quando i medici mi davano per spacciata chiedevo una grazia al nostro fondatore, “aiutami a guarire perché possa aiutare gli altri e non essere di peso alla mia comunità” gli dicevo». E monsignor Luigi Biraghi, fondatore dell’ordine delle Marcelline, ha fatto il miracolo, salvando suor Lina Calvi colpita da ischemia al midollo spinale.
La suora, originaria di Lodi Vecchio, ricorda quelle settimane ora per ora. «Non ho mai perso la lucidità» dice nel salottino all’entrata della scuola. La religiosa si ammala a 56 anni, nel ’93. «Sento dei dolori a una gamba, sempre più forti. I medici scoprono che ho un tumore alla schiena e vengo operata. Le cose sembra che vadano bene, poi arriva l’ischemia. Bloccata dalla vita in giù, senza speranza». Lei la speranza non l’ha mai persa. «Pregavo sempre la Madonna e il nostro fondatore». Suor Lina aveva un solo cruccio. «Non sopportavo che mia madre mi vedesse bloccata a letto, incapace di muovermi. “Leva sù” mi diceva, ma io non riuscivo nemmeno ad alzare la testa».
Dopo l’operazione viene trasferita nella casa di cura delle Marcelline a Cernusco. È lì che avviene il miracolo. «L’8 gennaio del 1994 - racconta -. Il giorno prima era arrivato un altro medico a visitarmi, mi aveva punzecchiato ma niente, nessuna risposta dalla vita in giù. Monsignor Biraghi? Le sorelle mi portavano immagini di santi guaritori, io le guardavo ma nella preghiera mi affidavo a lui. La madre superiora mi aveva messo una sua calza sotto il cuscino».
L’8 gennaio suor Lina viene messa su una sedia dalla consorelle. Lì si accorge di aver fatto la pipì, «mi vergognavo e all’inizio non capivo perché tutti mi abbracciavano e piangevano, il mio corpo si era risvegliato». Passano le settimane, passa dalla sedia a rotelle alle grucce, in pochi mesi torna a camminare.
Un miracolo, si pensa. Suor Lina è convocata a Roma. Una commissione di medici la visita. «Sembravano scettici, qualche giorno dopo hanno chiamato la madre superiora: “Suor Lina non ha avuto un miracolo, ma tre!” le hanno detto, scientificamente non potevano spiegare la mia guarigione».
E lei domenica sarà in Duomo. «Sono in arrivo pullman dalla Puglia e dall’Umbria» racconta Augusta Keller, suora delle Mercelline come Lina Calvi. Don Biraghi scelse quel nome in onore della sorella di Sant’Ambrogio che istruì i fratelli e si preoccupò delle giovani. Le Marcelline oggi gestiscono scuole in tutto il mondo: «Vogliamo che i nostri ragazzi diano il massimo, se no non stiamo tranquille - aggiunge suor Augusta -. La beatificazione prova che la strada è giusta». E il «merito» è anche di suor Lina. «Ho solo fatto da tramite e mi sento indegna - dice mentre le guance tornano a colorarsi -. Se penso a domenica mi sento tremare le gambe». Il muro di cui parlavano i medici è stato abbattuto.