Ecco come speculano sui rom

Come il Pigneto, peggio del Pigneto. L’inesauribile fabbrica del falso razzismo ha prodotto l’ennesimo mostro, regolarmente finito in prima pagina sui due maggiori quotidiani italiani: «Assalto con le molotov al campo rom».
Per fortuna questa volta la Digos ha smontato il cinico giochetto nel giro di poche ore, non prima però che si scatenasse il prevedibile coro progressista sul «clima di intolleranza e xenofobia che si vive a Roma», sul «messaggio pericoloso ad uso e consumo di frange estremiste e razziste che arriva dal pacchetto sicurezza voluto dal governo», sulla «caccia alle streghe intorno ai campi nomadi», sulla «deriva antidemocratica». Poi, in tarda mattinata, si è scoperto che era tutto inventato: inesistenti le tre molotov, fantomatiche le tre auto dalle quali erano state lanciate (e delle quali nessuno sapeva indicare il tipo, anche se, ovviamente, «a bordo vi erano giovani italiani a viso scoperto»), frutto di fantasia «i colpi di arma da fuoco» uditi tra le fiamme. In poche parole, l’incendio del campo rom di via Candoni a Roma non era affatto di natura dolosa.
Subito è calata una plumbea coltre di silenzio: i politici hanno a malincuore chiuso la bocca già spalancata per la vibrante condanna e i giornalisti che preparavano aperture di Tg e paginate ricche di notizie, interviste, approfondimenti e (ça va sans dire) indignati commenti, si sono adeguati: alla Magliana non è successo nulla.
Ma le cose non stanno proprio così. Alla Magliana abbiamo assistito all’ultimo atto della tragicommedia intitolata «Emergenza democratica» che va in scena ogniqualvolta la sinistra perde le elezioni. E il fatto che la rappresentazione sia stata interrotta ben prima del sipario è solo uno spiacevole inconveniente, un incerto del mestiere che non impedirà la prossima replica. Dei disgraziati prendono a calci un ragazzo e lo ammazzano? Sono nazisti aizzati dalla vittoria della Lega in Veneto. E fa niente se poi li arrestano e si scopre che sono comuni teppisti digiuni di politica. C’è una scazzottata all’università La Sapienza? È un raid fascista contro gli studenti. E chissenefrega se indagini e foto dimostrano il contrario. Devastano il negozio di un extracomunitario nel quartiere romano del Pigneto? Azione squadrista di nazifascisti che festeggiano il neosindaco Alemanno approfittando del clima razzista e xenofobo e della deriva giustizialista e delle ronde e bla bla: insomma, colpa di Berlusconi. Poi salta fuori che a guidare il gruppo era un tipaccio dichiaratamente di sinistra, con tanto di Che Guevara tatuato sul braccio, ma non cambia nulla, non imparano nulla. Al primo incidente ci sarà sempre chi cercherà di scatenare una guerra. E troverà sempre qualcuno, più o meno in buona fede, pronto a giurare di aver visto svastiche, di aver udito canti fascisti, di aver sentito camerati incitarsi l’un l’altro.
Li chiamano testimoni. Più o meno in buona fede. Già, perché una novità nei fatti della Magliana c’è: una persona è stata denunciata per procurato allarme. È l’uomo che ha telefonato al 113 per segnalare l’incendio e che ha parlato per primo delle molotov. E che, a dire di un consigliere del Municipio XV, «fomentava gli animi dei nomadi parlando di chiari atti di xenofobia». Ma non è un passante: si tratta di un operatore dell’Arci addetto proprio alla custodia del campo di via Candoni. E l’Arci, per questo servizio, riceve ogni 12 mesi dal Comune oltre 100mila euro. Un rivolo di quei 50 milioni di euro che tutti gli anni le pubbliche amministrazioni erogano a favore di una miriade di associazioni (ne hanno censite 75, ma probabilmente sono di più) che si occupano degli zingari. E allora, andreottianamente, può venire il sospetto che, accanto all’esercito dei professionisti dell’allarme antifascista in servizio permanente effettivo, ci sia anche qualche «mercenario», qualcuno che campa grazie a questo fiume di denaro e che qualche interesse a perpetuare lo stato d’emergenza ce l’ha, qualcuno, vogliamo dirlo?, buono per finta.
Vergogna, attaccare i volontari che si danno tanto da fare per i poveri nomadi: razzista, xenofobo, fascista. Peccato che queste cose le denunci un rom. Sì, uno zingaro con tanto di nome e cognome: Alexian Santino Spinelli, 43 anni, due lauree, docente universitario. Intervistato dal Giornale, l’8 giugno scorso dichiarava: «Purtroppo per i rom, la strumentalizzazione sta dalla parte che tutti credono sia la parte giusta, la parte dei buonisti. La parte di chi dice di voler aiutare i rom. Cioè le associazioni di volontariato che si fanno dare dei bei soldini per fare dell’assistenzialismo. Un impegno che giova solo a loro. Ecco, io dico basta a queste speculazioni». Xenofobo anche lui? Certo, così come al Pigneto il raid era nazista. Perché, non ve l’avevano detto?
Massimo de’ Manzoni