Ecco la storia del concorso più pazzo del mondo

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Milano, l’esame per l’ingresso in magistratura così come descritto
nella relazione del presidente di commissione: esaminatori latitanti,
candidate con i codici nelle mutande e poliziotti costretti a espellere
i &quot;futuri pm&quot; più turbolenti. <strong><a href="/a.pic1?ID=312895">Il pm non ha il tempo di rimediare all'errore</a></strong>
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Milano - Giudici che si defilano all’ultimo momento. Caos totale. Commissari d’esame che abbandonano senza motivo. Minacce, insulti. Vicequestori sorpresi con materiale proibito nascosto nella biancheria. È il quadro desolante del concorso per l’ingresso in magistratura tenuto a Milano dal 19 al 21 novembre: non più nel racconto dei candidati ma, per così dire, dall’altra parte della barricata. È la relazione che il presidente della commissione d’esame, il giudice di Cassazione Maurizio Fumo, ha inviato al Consiglio superiore della magistratura. Che, nonostante tutto, è orientato a convalidare la prova d’esame per il semplice motivo che rifare tutto costerebbe troppo.

IL VALZER DEI PRESIDENTI
«Il sottoscritto - scrive Fumo - è stato individuato quale presidente solo pochi giorni prima dell’inizio dei lavori, a seguito della rinunzia del presidente precedentemente nominato, dimissionario per sopraggiunti motivi personali». La conseguenza è che la riunione preparatoria si tiene appena sei giorni prima del concorso.

VIETATE LE SPILLE
La nuova commissione «ha ritenuto di non ammettere testi contenenti note di dottrina e giurisprudenza anche se le relative pagine fossero state spillate: ciò per la buona ragione che una candidato poco leale avrebbe potuto agevolmente liberare il testo dalle spillette». Una decisione che, in realtà, finirà con l’aumentare la confusione, con i candidati invitati a strappare le pagine.

UNA MONTAGNA DI CODICI
Il giorno prima i candidati depositano i codici di cui si serviranno durante la prova, «5 o 6 per candidato, per un totale di 28.000/33.600 volumi». A decidere quali testi ammettere e quali no, i vigilantes che applicano una lista decisa dalla commissione precedente «con una iniziativa non precedentemente nota alla commissione». Caos su caos.

COMUNICAZIONI «DIFFICILI»
A rallentare i lavori, secondo Fumo, il fatto che i membri della commissione non potessero comunicare tra di loro a causa della «schermatura» dei telefoni cellulari disposta per evitare brogli. «La commissione doveva riunirsi al secondo piano di una estremità mentre la segreteria trovavasi al piano terra dell’estremo opposto».

I COMMISSARI SPARISCONO
Ulteriore rallentamento: un commissario, «il prof. Serangeli ha rappresentato di doversi allontanare per tornare a Catania per precedenti impegni», costringendo a rifare le tracce d’esame già stabilite. Un esempio seguito da altri: «la prof. Piccinini è stata assente il 20 e il 21 per pregressi impegni universitari; il prof. Paterniti, assente il 19, e giunto il giorno 20, ha preso parte all’elaborazione delle tracce solo il giorno 21 e si è allontanato dalla sede di esame senza addurre alcun impegno o impedimento appena trascorse quattro ore dalla dettatura».

PARTE LA RIVOLTA
«Intorno alle 12.45 la commissione è stata informata che alcuni candidati avevano iniziato a manifestare il sospetto che fossero stati lasciati passare testi non consentiti \ la Commissione, colta di sorpresa per la violenza, la volgarità e la natura apertamente minacciosa che aveva assunto la protesta ha mantenuto la calma. I più esagitati restavano isolati e venivano correttamente identificati dalla polizia penitenziaria. Venivano sorpresi numerosi candidati in possesso di materiale non consentito».

APPUNTI NELLE MUTANDE
Il giorno 20 il caos era tale che «si rendeva necessario istituire un “banchetto delle espulsioni”. Ciò in quanto il numero delle persone trovate in possesso di materiale non consentito (appunti, codici con annotazioni a mano, testi giuridici mascherati con copertine di codici, telefonini e persino un orologio con data base) era molto elevato. Non mancavano contestazioni al limite dell’insulto da parte degli espellendi \ l’elevato numero testimonia dell’atteggiamento obliquo e truffaldino di non pochi candidati e, tra questi, un vicequestore trovata in possesso di una rilevante dose di appunti nascosta tra la biancheria intima \»