Ecco lo stress da crisi: flop a letto e posta elettronica in bagno

Secondo i sondaggi il crollo del desiderio ricalda il crollo delle Borse. Boom della richiesta di aiutoi psichiatrico nelle aziende lombarde mentre in Usa i manager sono costretti a smistare le e-mail seduti sulla tazza del gabinetto

Stress da crisi, questa la pandemia del 2009, questa la terribile malattia che ha già messo al tappeto migliaia di manager e di uomini d'affari in tutto il mondo. La fascia più colpita è, come di consueto, quella dei cinquanta-sessantenni. Il meccanismo è semplice: quando crollano le Borse, crolla anche il desiderio sessuale. «I nostri studi si riempiono di nuovi pazienti - spiega Bruno Giammuso, della Sia, la società italiana di andrologia - e almeno il cinquanta per cento di loro collega il (momentaneo?) problema erettile con le sopravvenute preoccupazioni sul lavoro. Lo definiscono stress, ma in realtà è il chiaro sintomo di una depressione profonda». Alla solita e già sentita ansia di prestazione, si aggiunge dunque l'ansia di perdere il posto. Risultato, «si trasferisce il senso di inadeguatezza professionale alla sfera intima». Si potrebbe chiamare «flop da bond». Porcellana - Angosce e paure che si manifestano nei modi più strani. Secondo una ricerca condotta dalla società di servizi Staples, negli Usa un manager su cinque è ormai costretto a leggere la posta elettronica in gabinetto. Questione di tempo e anche di relax. Dopo i tagli di personale e l'aumento del carico di lavoro, ogni momento è buono per dare una sbirciatina alle e-mail. Il sondaggio, effettuato su trecento dirigenti di aziende medie, piccole e grandi, indica infatti che almeno la metà di loro è costretto a lavorare nel tempo che una volta veniva dedicato alla famiglia, alla palestra e agli amici. E se c'è chi sfida la polizia e le multe chattando alla guida dell'auto, gli altri preferiscono sistemarsi sulla tazza e sostituire i giornaletti con il computer. Sos psiche - Problemi seri anche in Italia, dove le aziende sono costrette a ricorrere sempre più spesso a psichiatri e analisti. Un vero boom si registra in Lombardia. Gli psicologi iscritti all'ordine regionale aumentano al ritmo del dieci per cento l'anno: dal 1998 al 2008 sono passati da 4.661 a 11.613. E se uno «studioso della mente» su tre si dedica prevalentemente alla libera professione, gli altri lavorano in cliniche o in ospedali. Ma tutti sempre più spesso offrono la loro consulenza alle imprese. Sono più di seimila, il venti per cento del totale, le aziende o gli enti che hanno già chiesto aiuto agli analisti per salvare se non il posto almeno il cervello dei propri dirigenti.