Ecco il tariffario della rivolta: 50 euro per aizzare la folla

nostro inviato a Napoli
Nella patria dei mestieri che si inventano, anche le rivolte possono finire per produrre reddito. E per difendere patrimoni non proprio limpidi. Così se la mobilitazione contro l’apertura della discarica di Chiaiano vede in prima fila la gente del paese, animata dal timore che il proprio territorio venga avvelenato, c’è qualcuno che ha un movente meno genuino. Come quelli che incassano 20 euro per ogni cassonetto rovesciato. O quelli, secondo il tariffario rivelato dal parlamentare napoletano del Pdl Italo Bocchino, che ne intascano 50 per fomentare la folla quando il contatto con le forze dell’ordine è più ravvicinato. O gli ultrà, i ragazzi della curva, che dimenticano volentieri Lavezzi per la munnezza, e si prestano a tafferugli extra-stadio dietro pagamento di 100 euro a giornata.
Questa «manovalanza» agisce sottotraccia e, anche se talvolta è impossibile nascondersi, cerca di non dare nell’occhio. Perché è la camorra che la tiene a busta paga, che le affida il lavoro sporco per infiammare la protesta senza esporsi, per cavalcare rabbia e preoccupazione di quanti scendono in piazza, inconsapevoli degli interessi che si muovono dietro le quinte. Era già successo nei mesi scorsi a Pianura, dove gli ultrà avevano «lavorato» per le forze del caos nei giorni di follia intorno alla ex discarica di Contrada Pisano. Anche a Chiaiano, a Marano, a Mugnano, in questo quadrante a Nord Est di Napoli che sembra periferia estrema ma che è a pochi minuti di automobile dal centro cittadino, non è solo l’umano timore per la salute che spinge ad alzare barricate contro le discariche. Qui il territorio è ancora «sotto il fortissimo controllo della camorra», come spiega il sostituto procuratore della Dda Sergio Amato. Che non si sbottona su «regie» criminali della protesta, ma conferma sia l’esistenza di un legame tra camorra e ultrà, sia il fatto che sull’«emergenza a Chiaiano hanno concentrato l’attenzione» anche gli uffici napoletani della direzione distrettuale antimafia.
Qui un tempo comandava il clan di Lorenzo Nuvoletta, e i suoi eredi vivono ancora a Marano. Ma ora a dettar legge, fuori dalla legge, qui intorno ci sono i Lo Russo e il clan Polverino: gli uomini del Ros e della mobile di Napoli hanno notato una crescente attività di questi cartelli nell’area di Chiaiano e Marano, segnalandola immediatamente agli uffici della Dda. Tanto che il coordinatore dell’antimafia napoletana, il procuratore aggiunto Franco Roberti, non nasconde che «ci sono anche interessi economici illeciti» nascosti nel fronte del «no» alla discarica. Un dettaglio confermato dall’evidenza che dietro le barricate, come spiega lo stesso Roberti, vi siano anche «frange vicine alla camorra» e «vicine al dissenso violento più estremista». Intercettazioni telefoniche confermerebbero l’invio «pilotato» di giovanissimi affiliati, tanto lieti di scontrarsi con le forze dell’ordine quanto di dare una mano ai «grandi», sorpresi dagli inquirenti mentre si confidano via cellulare: «Mandiamo i guaglioni a fare bordello, quando c’è gente andate a picchiare le guardie». La rete di ascolto è in piedi, e gli elementi raccolti dagli inquirenti tratteggerebbero un quadro complesso e inquietante, che mostrerebbe anche la «faccia presentabile» della camorra, nascosta dietro prestanome e capace di influenzare anche le scelte della politica.
Quanto agli «interessi economici» danneggiati dall’apertura di una discarica alle cave di Chiaiano, sarebbero soprattutto concentrati nel campo dell’edilizia. Intanto il via libera ai compattatori vorrebbe dire un crollo dei prezzi del patrimonio immobiliare già in mano ai clan: i Nuvoletta, per esempio, erano attivissimi nel business del mattone. E poi sarebbe un taglio clamoroso ai profitti di chi, non lontano dalla zona della cava, era pronto a costruire ancora. Centinaia di appartamenti nella periferia Nord Est, il cui valore è naturalmente destinato a cambiare, e di molto, a seconda che si affaccino sui romantici ciliegi della Selva o su un deposito di immondizia. A Marano qualcuno ricorda anche che giorni fa, all’alba delle proteste, ci fu una specie di «mobilitazione generale», una chiamata alle armi affidata a uno stuolo di ragazzi in scooter, abbastanza convincenti da aver spinto molti commercianti ad abbassare le serrande per affollare la rotonda Titanic e gli altri blocchi stradali. Insomma, tra le pieghe di chi alza la voce in buona fede contro la discarica, si nasconderebbe anche qualcuno che, invece, alza le mani. Gente che sa assemblare molotov e studiare strategie difensive. E che, per difendere interessi economici in odore di camorra, non si fa scrupolo di fomentare scontri anche quando tra la folla ci sono anziani e bambini.