Ecco Tori Amos trasgressiva «dea del rock»

Simone Mercurio

«Quando provo rabbia e dolore, le canzoni arrivavano a frotte. È sempre così: quando la mia vita si svuota, il mio mondo interiore si riempie di musica». La cantautrice statunitense Tori Amos fa parte di quella genia di artiste «senza difese, che va da Sinead O’Connor a Lisa Germano, da PJ Harvey a Suzanne Vega. Musiciste che non riescono a scindere vita e arte, trasferendo nelle canzoni tutte le loro emozioni e passioni cercando, a seconda dei casi, sfogo, espiazione, consolazione, catarsi.
Questa sera, la rossa songwriter di Baltimora, salirà (ore 22) sul palco del RomaRock del Fiesta delle Capannelle. La storia di questa bella e brava cantautrice americana è costellata di contrasti laceranti, tra oppressione religiosa e trasgressione, amore e odio, ma anche tra gli studi classici e la sua smania di rock. A tre anni sa già suonare il piano. «Ero una bambina freak con un buon senso del ritmo», ricorda lei. Musicalmente, l’opera di Tori Amos si sviluppa da un confronto febbrile tra voce e piano, che si inseguono, si scontrano, fino a intrecciarsi.
I suoi virtuosismi vocali riescono a dar luce a melodie che solo a un primo ascolto sembrano ostiche trame sonore. Ma negli Stati Uniti il suo modo di suonare, a gambe aperte, con il bacino buttato all’indietro, ha fatto scandalo, attirandole anche critiche da parte di alcune femministe. Oggi Tori Amos vive tra l’America, la contea di Cork (Irlanda) e uno «studio-fattoria» in Cornovaglia (Inghilterra). Ha venduto già 10 milioni di dischi. Ha stuoli di fan che arrivano a venerarla chiamandola «dea del rock». Alle Capannelle presenterà «The Beekeeper», il nuovo cd uscito a marzo. Un album-viaggio per raccontare l’America e se stessa. Un lavoro che è anche un percorso mistico, ricco di suggestioni sonore e concettuali.