Ecco come Toto è riuscito a vendere la sua Air One

Roma. «Con il commissario straordinario non eravamo disposti a pagare un prezzo più alto di 1,052 miliardi. Di Air One avevamo bisogno e Carlo Toto ha voluto valorizzare i propri asset». Con queste parole l’ad di Cai, Rocco Sabelli, ha sintetizzato le «dure trattative» per la costruzione della nuova Alitalia.
E, in effetti, l’investimento sarà notevole. Ieri il gruppo di 21 soci guidato da Roberto Colaninno ha staccato un assegno di 139 milioni al commissario straordinario Augusto Fantozzi. Cento milioni fanno parte della prima tranche già pattuita nello scorso novembre, mentre 39 milioni sono al servizio dell’amministrazione straordinaria che continuerà a gestire l’azienda fino al 13 gennaio prossimo al prezzo di 2 milioni al giorno (all’incirca la perdita quotidiana della vecchia compagnia). Per raggiungere il prezzo concordato vanno considerati i 625 milioni di accollo dei debiti ipotecari e 327 milioni di corrispettivo differito (250 milioni riferiti ad Alitalia spa e pagabili in due rate a sei e ventiquattro mesi).
Carlo Toto ha valorizzato bene i propri asset sfruttandone l’utilità marginale: gli aeromobili consentono di far scendere l’età media della flotta e la quota di mercato è necessaria per far salire Alitalia dal 30 al 56% da gennaio. E così l’imprenditore abruzzese sarà compensato con 300 milioni in contanti al closing che avverrà tra il 18 e il 30 dicembre e ne reinvestirà 60 nella nuova compagnia. A questa operazione che a conto economico bisogna aggiungere ciò che andrà nello stato patrimoniale: l’accollo di 490 milioni di debiti per il noleggio di 26 aeroplani.
La differenza tra gli asset di Alitalia rilevati e il 100% di Air One non è grandissima. L’importante era far partire la compagnia. «Se abbiamo pagato un euro in più o in meno da una parte o dall’altra, non ci interessa», ha rilevato Sabelli. D’altronde, i ventuno soci metteranno a disposizione fino a 847 milioni dei quali 437,7 sono stati versati. Rispetto all’obiettivo fissato di 1-1,1 miliardi mancano quei 200-250 milioni che saranno messi a disposizioni dal partner estero e da nuovi azionisti italiani. «Non escludo ce ne possano essere altri», ha detto Sabelli.