Ecco le tre ragioni

Livio Caputo

Agli occhi di molti elettori del centrodestra, c’è qualcosa che non quadra nell’impegno della Casa delle libertà di approvare in via definitiva la cosiddetta devolution prima della fine della legislatura. È vero che si tratta del cavallo di battaglia della Lega Nord, che ne fa una conditio sine qua non per restare parte dell’alleanza, ed è anche vero che faceva parte fin dal 2001 del programma di governo. Da allora, tuttavia, è passata molta acqua sotto i ponti, e una serie di fatti nuovi dovrebbe, se non altro, avere fatto nascere qualche dubbio anche nei più strenui fautori del federalismo, Umberto Bossi compreso.
1) Una ormai lunga serie di elezioni amministrative indica che, a livello locale e regionale, il centrosinistra è - con non molte eccezioni - più forte del centrodestra. Le ragioni sono tante e ben conosciute: maggiore radicamento sul territorio, maggiore capacità di mobilitazione dell’elettorato e spesso anche maggiore appeal dei candidati. Fatto sta che tredici Regioni a Statuto ordinario su quindici, quattro Regioni a Statuto speciale su cinque e due terzi abbondanti delle Province e dei Comuni capoluogo di provincia sono oggi governati dall’Unione e dai suoi alleati, lasciando nelle mani della Casa delle libertà solo Lombardia, Veneto e Sicilia e - tra le grandi città - Milano. Dato che, almeno per il prossimo futuro, non sarà facile rovesciare questo stato di cose, è legittimo chiedersi che interesse abbia il centrodestra a dare poteri ancora maggiori di quanti non ne abbiano già a istituzioni che sono nelle mani dei suoi avversari. Presumibilmente, la Lega, che ha la sua base proprio in Lombardia e in Veneto, ribatterà che la cosa non la riguarda, perché deve pensare anzitutto agli interessi dei suoi elettori. Ma per le altre componenti dell’alleanza, e in particolare per Forza Italia, il discorso è diverso.
2) Le Regioni, principali beneficiarie della devolution, e gli enti locali in generale sono in questo momento nel mirino per lo sciagurato uso che spesso fanno del danaro pubblico. Il fenomeno, denunciato con vigore proprio dal nostro giornale, è diventato particolarmente inquietante dopo l’ultima tornata elettorale, che ha visto l’avvento di tante nuove giunte rosse. C’è perfino chi sospetta un disegno della sinistra per accentuare la crisi dei conti pubblici, al fine di disporre di una nuova arma in vista delle politiche dell’anno venturo. Con la devolution, e il relativo aumento di poteri, di disponibilità finanziaria e anche di discrezionalità da parte delle Regioni, c’è il fondato timore che la deriva si accentui ulteriormente, con ripercussioni catastrofiche per tutti. Purtroppo, un federalismo che non costi soldi in più, e non comporti ulteriori sovrapposizioni e conflitti di potere, non lo ha ancora inventato nessuno, e non saremo certo noi italiani i primi. Può darsi che le previsioni più pessimistiche sull’aumento dei costi legati alla riforma costituzionale siano esagerate, ma che esso sia da mettere in conto non è contestabile. Gli esponenti della Casa delle libertà di estrazione liberale non devono dimenticare che Giovanni Malagodi si oppose alla creazione delle Regioni proprio con l'argomento che, invece di aumentare l'efficienza della pubblica amministrazione, ne avrebbero aumentato il costo.
3) La Germania, il Paese europeo federalista per eccellenza (non a caso si chiama la Repubblica Federale Tedesca), spesso preso a modello dai nostri sostenitori della riforma, sta avendo da tempo un ripensamento sulla utilità di un decentramento così spinto. Autorevoli studiosi hanno addirittura elaborato la tesi che il sistema federale sia stato imposto dai vincitori della seconda guerra mondiale per mantenere la Germania debole, e che pertanto sia venuto il momento di riportare un certo numero di poteri al centro.
Se finora il tentativo di riforma è abortito, è stato solo per l’opposizione dei Laender, che attraverso il Bundesrat hanno la possibilità di bloccare tutto. Ma a noi conviene avventurarci su un terreno da cui gli altri cercano di ritirarsi. Purtroppo, per la Lega la devolution è una specie di feticcio, se non proprio la ragione della propria esistenza, ed è vero che, per fare marcia indietro, saremmo proprio alla ventitreesima ora. Ma i fatti sono i fatti, e chiudere gli occhi davanti a loro è, quantomeno, un po' autolesionista.
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