Ecco tutte le chiese dove si prega secondo il rito antico

A due anni dalla liberalizzazione della liturgia voluta dal Papa, si diffonde sempre di più la messa in latino. <a href="http://maps.google.it/maps/ms?ie=UTF8&hl=it&msa=0&msid=10419411679713488... target="_blank"><strong>Guarda la mappa di tutte le parrochie dove si celebra
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RomaUna diffusione a macchia di leopardo, con qualche sorpresa, che vede una attività consistente al Nord e al centro Italia, e meno interesse al Sud. È questa la situazione delle messe secondo l’antico rito tridentino quando manca ormai poco allo scadere dei primi due anni dall’entrata in vigore del motu proprio Summorum Pontificum, con il quale Benedetto XVI nel 2007 decise di liberalizzare la liturgia preconciliare per venire incontro alle istanze delle persone e dei gruppi rimasti legati alla vecchia messa.
Con quel documento, contestato apertamente anche da alcuni vescovi, e la cui accettazione e applicazione è stata più difficile del previsto, Papa Ratzinger intendeva promuovere una vera riconciliazione, ridando piena cittadinanza all’antico rito romano, definito ora «straordinario», accanto al rito romano ordinario scaturito dalla riforma liturgica post-conciliare. Più volte, in questi due anni, sono state segnalate le difficoltà, i veti, i dinieghi, anche da parte di vescovi diocesani che hanno negato la messa antica ai fedeli che gliela chiedevano, nonostante l’autorizzazione del Papa. Quasi mai però si è parlato delle risposte positive, cioè delle città e dei paesi italiani dove, seppure a volte non senza molta fatica, le celebrazioni sono incominciate e in molti casi continuano regolarmente.
Da un primo sguardo all’elenco completo si vede come le messe in italia siano 113. Di queste non tutte hanno cadenza settimanale e in qualche caso sono state celebrate una tantum. «Il Nord sta relativamente bene, il Sud va male - spiega al Giornale Emanuele Fiocchi, 33 anni, esperto di marketing e comunicazione, fedele tradizionalista che coordina il sito www.rinascimentosacro.com - mentre la Toscana è la regione più rigogliosa, che ha un coordinamento regionale intitolato a Benedetto XVI». Nel paziente e aggiornato elenco si trova anche la situazione di altri Paesi europei, come la Spagna, dove le messe antiche sono in numero sensibilmente inferiore a quello italiano. L’Italia, almeno sulla carta, appare quindi un’oasi felice. Ma è davvero così? «Diciamo che si sta meglio che altrove - continua Fiocchi». A Roma le messe sono una decina, tre a Bologna e altrettante a Firenze, due a Genova, due a Milano (dove peraltro vige il rito ambrosiano, non citato dal motu proprio del Papa). Buona la diffusione in Lombardia, con messe anche a Brescia, Bergamo, Legnano, Pavia, Desenzano, Mantova, Varese. Relativamente buona la copertura in Veneto (Venezia, Vicenza, Verona, Padova, Treviso, Belluno, Vittorio Veneto), sostanzialmente gestita dall’associazione «Una Voce - Venetia» e nel Friuli-Venezia Giulia. «Un buco anomalo - spiega il curatore di Rinascimento sacro - c’è in Trentino». Resistenze e situazioni difficili si sono verificate ad esempio a Cremona, Crema, San Remo (in controtendenza con la situazione più rosea della Liguria), mentre difficoltà si registrano in Piemonte.
«La media della frequenza a queste celebrazioni - aggiunge Fiocchi - è di circa trenta persone, con punte che arrivano a 80 e anche a 100, come nel caso di Bergamo». Spesso i gruppi di fedeli tradizionalisti non riescono ad aggregare persone. In più di un caso, vecchie situazioni di scontro con le autorità ecclesiastiche e isolamento, nonché commistioni politiche, hanno creato e continuano a creare problemi. «Ci sono casi di boicottaggio da parte del clero, c’è la difficoltà a trovare sacerdoti in grado di celebrare secondo il rito antico e spesso le messe, quando vengono concesse, non sono inserite in alcun calendario o bollettino diocesano e dunque i fedeli non sanno che ci sono». Una nuova fase attuativa del motu proprio, secondo Fiocchi, dovrebbe portare a garantire la possibilità di celebrare tutti i sacramenti anche se le chiese non sono parrocchiali e chi frequenta arriva da altre parrocchie.
Tra i segnali positivi c’è la nascita di vocazioni: giovani che si sono convertiti incontrando le comunità tradizionaliste e che ora vorrebbero diventare sacerdoti seguendo il vecchio rito.