Ecco tutti gli esclusi di Cannes

Ogni film italiano di qualche rilievo - terminato o quasi, fra novembre e marzo, se non ammesso già al Festival di Berlino - puntava su quello di Cannes. Ma qui solo Centochiodi di Ermanno Olmi è nella selezione principale, però fuori concorso.
Churchill diceva: «Gli italiani perdono le guerre come partite di calcio e perdono le partite di calcio come guerre». Ora si è visto che, come guerre, perdono anche i festival, senza considerare che alla fase finale dei Mondiali aspirano oltre cento squadre, ma ai ventuno posti di Cannes aspirano oltre milleseicento film.
La nostra esile produzione dà ora più filmini da incassoni che filmoni da incassini, come appunto quelli «da festival». Questi ultimi godono di una quota protetta solo alla Mostra di Venezia e alla Festa di Roma: a Cannes la quota protetta è per i francesi, come a Berlino lo è per i tedeschi.
Inoltre i festival, ricevendo film da tutto il mondo, applicano tacitamente quote stranieri protette secondo geopolitica: tot film dell'Europa occidentale, tot degli Stati Uniti, dell'Europa orientale, dell'America latina, dell'Asia minore, dell'Asia orientale. Ma nessuno rinuncia volentieri all'Italia, tanto meno Cannes: sulla Croisette cinematografari, giornalisti e turisti italiani sono i più assidui. Dunque il Festival di Cannes non è anti-italiano. O anticinese, perché quest'anno, se concorre Wang Kar-Wai, il suo film non è cinese.
Eppure ieri un veterano del Festival, amatissimo in Francia, come Dino Risi s'è lamentato sulla stampa per l'esclusione di Maradona - La mano de Dios. E giovedì scorso, alla conferenza stampa del Festival a Parigi, era italiana la solitaria giornalista furiosa perché mancava Non andare, Johnny di Fabrizio Bentivoglio dall'elenco dei «promossi». Bocciatura non negata da Gilles Jacob, presidente del Festival, e Thierry Frémaux, selezionatore del medesimo.
Accomuna i due eventi un dolente outing, mentre il Festival tace rispettosamente sugli esclusi. Il regista del Disco del mondo, uno di quelli che il tam-tam romano dà come proposti invano al Festival, lo nega perché «il film non è finito». Mimmo Calopresti dà la stessa spiegazione per la sua Abbuffata, ma ammette un tentativo «senza grandi aspettative» di partecipare e, pur dichiarando un «ottimo rapporto con Cannes», dichiara che proporrà «il film alla Mostra di Venezia o alla Festa di Roma». Bella di giorno di Buñuel e Vera Drake di Mike Leigh non vinsero il Leone d'oro dopo l'esclusione da Cannes?
Un altro film che aveva in partenza ambizioni di Festival, Giorni e nuvole di Silvio Soldini, è giunto solo ora al montaggio. Come Non pensarci, di Gianni Zanasi, altro bocciato da Cannes, ripiegherà probabilmente su Venezia o su Roma.
Tra i film già nelle sale italiane, chi ha tentato l'appuntamento francese? Lezioni di volo di Francesca Archibugi, visibilmente costruito in funzione festivaliera. Ma è proprio così importante essere in concorso, anziché fuori, o nel «Certain regard»? Da qui La meglio gioventù di Giordana cominciò il suo successo; addirittura dalla «Quinzaine» (rassegna parallela al Festival) Respiro di Crialese... «Eccezioni - mi dice Avati -, a contare è il concorso", cui lui ha partecipato tre volte; ed è stato giurato quando vinse Pulp Fiction di Quentin Tarantino. «Il mio Cuore altrove - mi spiega - s'è venduto in ventinove Paesi appena passato a Cannes in concorso». Eppure per Avati l'esclusione della sua Cena per farli incontrare è un contrattempo, non una sventura.