Ecco tutti i colpi dei pm contro «big Luciano»

Sotto la lente 19 partite truccate e i rapporti con i designatori Bergamo e Pairetto e con l’arbitro De Santis. Il sospetto: attività di dossieraggio su Della Valle e condizionamenti sulla Figc

Gianluigi Nuzzi

Sorteggi arbitrali, ammonizioni, minacce, squalifiche e sequestri. Ancora: giornalisti, poliziotti, guardalinee, giacchette nere e cartellini rossi: l’ipermercato di Luciano Moggi, 19 partite dello scorso campionato in odor di compravendita, passa sotto le colonne della Giustizia. Stamattina a Roma l’ex direttore generale della Juventus faccia a faccia con i magistrati che ritengono questa cupola peggio della camorra. Ore 10.30 appuntamento dai carabinieri del nucleo operativo di via In Selci. Si annuncia come l’interrogatorio più lungo ed esplosivo nella storia del pallone. Con 11 capi d’imputazione per centinaia di domande affilate e preparate negli ultimi giorni dai Pm partenopei. Ecco la scaletta dell’interrogatorio.
A I rapporti di Moggi con Antonio Giraudo, già ad della Juventus, Innocenzo Mazzini, vice presidente della Figc, Paolo Bergamo e Pier Luigi Pairetto, designatori arbitrali, e l’arbitro Massimo De Santis. I Pm di Napoli ritengono che Moggi con i cinque abbiano «costituito, promosso e organizzato l’associazione a delinquere» dei 41 indagati per compiere una «serie indeterminata di frodi in competezioni sportive». A don Luciano verrà chiesta genesi dei rapporti con i «fondatori» della organizzazione.
B Il rapporto con De Santis, le prime partite truccate. Per l’accusa le prime partite di serie A pilotate risalgono al campionato 1999/2000. Nell’interrogatorio si affronterà l’intercettazione sul penultimo incontro di calendario Juventus-Parma, terminato 1-0, arbitrato da De Santis. Una partita di difficile gestione visto che «gli accordi illeciti già stabiliti vennero compromessi dal clamore provocato dall’arbitraggio apertamente favorevole alla squadra torinese».
C Le accuse di Carlo Ancelotti all’epoca allenatore della Juventus e intercettate: Moggi ogni giovedì conosceva già in anticipo l’esito dei sorteggi arbitrali. E le telefonate di Moggi con l’allora designatore arbitrale, Paolo Bergamo. Verranno contestate all’ex direttore generale della Juve decine di intercettazioni nelle quali Moggi individua con Bergamo gli arbitri giusti da nominare per le partite di serie A.
D Attività di dossieraggio su Diego Della Valle e su suoi presunti affari immobiliari a Firenze. Dai colloqui intercettati tra Moggi e Mazzini sembra che i due cerchino notizie per screditare Della Valle che ostacolava la nomina di Adriano Galliani a presidente della Lega Nazionale Professionisti.
E Rapporti tra Moggi e il giornalista Ignazio Scardina sulle possibili accuse dell’ex presidente dell’Ancona Ermanno Pieroni all’autorità giudiziaria. Ancora intercettazioni dei telefonini di Moggi dalle quali emergerebbero le pressioni su Pieroni «che veniva indotto» a tacere «in cambio di vantaggi economici e dell’incarico di direttore sportivo dell’Arezzo Calcio».
F Attività di condizionamento dell’Ufficio Indagini della Figc e della Corte d’Appello Federale. Analisi dei rapporti tra Moggi e Francesco Ghirelli, segretario della Figc, anche lui indagato per associazione a delinquere. La dichiarazione del presidente Cellino dopo Cagliari-Juve del 16.1.2005 con Moggi che impartisce disposizioni su come interrogare l’arbitro Salvatore Racalbuto.
G I difficili rapporti con la Figc e i tentativi di asservimento della Federazione. Moggi dovrà spiegare i presunti obiettivi portati avanti con Mazzini di «asservimento o di condizionamento dei vertici della Figc (Franco Carraro, Gabriele Gravina, membro del Consiglio federale, e Carlo Tavecchio)».
H Gli alleati: Messina, Reggina e Sassari Torres. La Procura di Napoli vuole sapere da Moggi perché venivano favorite quelle squadre e i loro interessi economici. A iniziare da quelli della famiglia Franza, proprietaria del Messina Calcio.
I I rapporti con i rappresentanti di istituzioni e delle forze dell’Ordine. A Moggi verranno chiesti natura e finalità dei rapporti con Vincenzo Corrias, capo segreteria del ministro dell’Interno «al fine di far intervenire il Prefetto di Reggio Calabria» per soddisfare le richieste di Pino Franza. E con ufficiali delle Fiamme Gialle che lavoravano all’ufficio indagini della Figc.
J I rapporti di Moggi con Carraro e Marcello Lippi. Secondo la procura di Napoli don Luciano forniva «specifiche indicazioni» sulla composizione delle formazione della Nazionale anche in relazione ai contigenti interessi della Juve. Le telefonate con Lippi, l’esclusione di Cannavaro a una partita, la partita Italia-Bielorussia del 13.10.2004.
K Il sequestro di Gianluca Paparesta, Cristiano Copelli e Aniello Di Mauro. I Pm chiederanno lumi sul dopo partita Reggina-Juventus, quando Moggi con Giraudo prima minacciavano l’arbitro e i due guardalinee e poi «privavano della libertà personale i tre, chiudendoli nella stanza dove si trovavano visto che non avevano assicurato un esito della gara favorevole», terminata per 2-1 a favore dei padroni di casa.
L Lecce-Juventus 0-1. Secondo l’accusa Moggi & C. pilotando la scelta di arbitri e guardalinee, «predeterminavano il risultato dell’incontro. Con la complicità della terna arbitrale prescelta».
M Partita truccata: Juventus-Lazio 2-1 e Juventus-Udinese 2-1. Dalle intercettazioni emerge che Moggi conosceva in anticipo la scelta degli arbitri tanto da lasciare interdette le segretarie, alle quali anticipava anche i nomi degli assistenti prima che uscissero.
N Partita truccata: Fiorentina-Bologna 1-0. Su disposizione di Moggi, sempre per l’accusa, De Santis ammonisce Petruzzi, Nastase e Gamberini, difensori del Bologna, successivo avversario della Juve e conseguentemente squalificati per cumulo di ammonizioni.
O Partita truccata: Roma-Juventus 1-2. Anche in questo caso i magistrati chiederanno conto dei condizionamenti per sui sorteggi per le griglie arbitrali «amiche».
P Salvate Diego Della Valle. La procura chiederà dell’aiuto che sarebbe stato dato a Diego e Andrea Della Valle sugli arbitri di Chievo-Fiorentina, conclusa 1-2. Analoga scelta anche per arbitri, e quindi risultato, di Lecce-Parma (3-3). Grazie a quest’ultimo, la Fiorentina evitò di andare in B.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it