Ecco la vera storia dell'ex fidanzato di Noemi

Gino Flaminio, la gola profonda di "Repubblica" nella
campagna anti Berlusconi, è stato condannato a due anni e mezzo di carcere, poi
fermato più volte nelle zone dello spaccio di Napoli. <strong><a href="/a.pic1?ID=354428">Le strane omissioni dei maestrini di Mauro</a></strong> / <em>Filippo Facci
</em>

Napoli - Ma chi è davvero l’ex fidanzatino della biondina di Casoria, l’innocente operaio scovato da Repubblica, subito promosso a supertestimone nel Noemi-gate? È un pregiudicato. Un rapinatore. Un frequentatore di personaggi dai precedenti penali non proprio lusinghieri. Un assiduo frequentatore delle principali piazze di spaccio di Napoli. Insomma, uno da prendere con le molle. Così almeno lo descrivono le informative della squadra mobile e del reparto Falchi del capoluogo partenopeo, nonché gli atti del processo per direttissima che lo vedono condannato «a 2 anni e sei mesi per rapina impropria, ex articolo 628/2 comma del Codice penale», atti che il Giornale è riuscito a visionare.

La brutta storia che vede protagonista la gola profonda del quotidiano di largo Fochetti prende il là al calar della sera del 6 luglio 2005 allorché Luigi Flaminio, detto Gino, in compagnia di un balordo diciassettenne noto alle forze dell’ordine, Samuele M., si rende protagonista di una rapina-scippo ai danni di tal Cosimo Callisto, 55 anni, originario di Benevento. Obiettivo della coppia di rapinatori a cavallo di uno scooter, il telefonino di ultima generazione adocchiato nelle mani della vittima che passeggia tranquillamente lungo via Duomo. Un pezzo pregiato da piazzare ai ricettatori del quartiere. Un colpo abbastanza facile da portare a casa. Purtroppo per Gino e per il suo compare, però, non è giornata: due sbirri in borghese della sezione Falchi vedono tutto, accelerano, sgommano, costringono i due a fermare la moto, li bloccano a fatica per la reazione a calci e cazzotti. Arrestati.

Le fasi salienti vengono raccontate asetticamente dagli agenti nel verbale d’arresto: «Alle ore 19.45, nel transitare lungo via Duomo, lato via Marina, notavamo due giovani entrambi di colorito scuro e indossanti maglietta a mezza manica di colore nero e jeans, il conducente con capelli lunghi (Samuele M., ndr) il passeggero con capelli corti (Gino Flaminio, ndr) a bordo di un ciclomotore Piaggio Liberty di colore celeste targato 9d7hy; questi dopo essersi allontanato nella direzione di una persona che camminava intenta a conversare con il telefonino cellulare, con azione fulminea, il passeggero (Gino Flaminio, ndr) gli asportava il telefonino, scappando su via Rota. Al tal punto - prosegue il verbale - sicuri di trovarci in presenza di reato flagrante, inseguivamo i due fuggitivi, i quali, non curandosi dell’alt imposto con la palina segnaletica, cercavano di guadagnare strada ma venivano raggiunti in via Rota». Ormai in trappola, Gino e Samuele tentano il tutto per tutto. E menano pure le mani: «Cercavamo di bloccare i due giovani ma in tale circostanza M. Samuele, nel tentativo di divincolarsi, colpiva ripetutamente l’agente alla mano destra, provocandogli un trauma contusivo, come da referto allegato. Il Flaminio, approfittando della situazione favorevole, colpiva l’agente Fiordalisi al braccio destro nel tentativo di evitare la presa, senza riuscirvi, per darsi alla fuga. I due giovani - continua la relazione - venivano immediatamente immobilizzati e tratti in arresto. Il telefonino, di discreto valore commerciale, è stato restituito al signor Callisto sul luogo teatro dell’episodio».

Il derubato, preso a verbale, confermava così la relazione dei poliziotti: « (…) mentre parlavo al cellulare improvvisamente sentivo strapparmi in maniera veloce dalle mani il telefonino con il quale stavo conversando. Notavo due giovani (…) e contemporaneamente sopraggiungeva una pattuglia dei Falchi che immediatamente provvedeva a bloccare i due giovani a bordo del ciclomotore in via Rota. Notavo un parapiglia in seguito al quale gli agenti bloccavano definitivamente i due giovani riconsegnandomi subito sul posto il mio telefonino».

Trascinati in questura, i due rapinatori venivano separati: Samuele, non ancora 18enne, portato davanti al pm Roberto Gentile del tribunale dei minori finiva “rinchiuso” al centro di prima accoglienza. Gino, giudicato per direttissima il 7 luglio 2005, si beccava due anni e sei mesi con la condizionale per rapina in concorso e lesioni a pubblico ufficiale. Pena sospesa. Scarcerazione immediata.
Al «peccato di gioventù» del supertestimone di Repubblica occorre aggiungere, per dirla con gli agenti dei Falchi, un altro «indicatore di pericolosità». E cioè la frequentazione di soggetti ad alta pericolosità sociale e di noti quartieri a rischio. Gino, infatti, è stato ripetutamente fermato e controllato dalla polizia accanto alle piazze di spaccio di via Milano, via Galileo Ferrarsi e a Torre Annunziata. Pizzicato in compagnia di pluripregiudicati come Antonio L. (ricettazione, estorsione e altro) l’ultras Nicola E. e un vecchio arnese dei clan con precedenti per associazione per delinquere e truffa. Pagine e pagine di segnalazioni per un ventiduenne che le amichette di Noemi, beccate a chattare su internet, avevano ribattezzato poco entusiasticamente ’o boss.