Ecco la vera storia della donazione del Professore

Stefano Filippi

da Milano

La voce girava da mesi negli ambienti politici: Romano Prodi e la signora Flavia Franzoni avevano fatto un'ingente donazione ai figli Giorgio e Antonio sfruttando gli sgravi fiscali voluti da Silvio Berlusconi come primo atto di governo. Quando il Giornale trovò le conferme (il 6 aprile scorso), pubblicò quella che non era più una vaga indiscrezione ma una notizia. Una signora notizia, da nove colonne, largamente ripresa il giorno dopo: non solo perché si era agli sgoccioli della campagna elettorale, ma soprattutto perché confermata dagli stessi coniugi Prodi.
È questo che bisogna tener presente oggi che vengono alzati polveroni per i vip spiati e, incredibilmente, anche sui giornali che fanno semplicemente il loro mestiere. Lo ricordiamo in particolare al direttore dell'Unità, Antonio Padellaro, il quale ieri si è scagliato in prima pagina contro «i giornali della destra» che si sarebbero prestati a mistificare la realtà attingendo informazioni «estratte dalle dichiarazioni dei redditi dei coniugi Prodi». Ma le donazioni, caro direttore, non finiscono nei 740.
La realtà è che l'attuale premier ha fatto la donazione, e che la notizia del regalino non c'entra nulla con lo spionaggio fiscale. Le cose andarono così. Il Giornale non era l'unico a caccia di conferme. Il primo a trovarle fu un piccolo quotidiano, L'Informazione di Reggio Emilia (città di Prodi), che appartiene al gruppo editoriale È tv proprietario dell'omonima emittente regionale, di Radio Nettuno e anche di un giornale gemello a Parma. Il direttore, Giovanni Mazzoni, appena saputo nome del notaio e numero dell'atto di repertorio, ne aveva chiesto conferma alla famiglia Prodi.
Flavia e Romano avevano risposto in modo circostanziato: «Avendo avuto la gioia di vederli “metter su famiglia”, li abbiamo aiutati a “metter su casa”. Secondo quanto prevede la legge, abbiamo quindi proceduto a stipulare il 16 maggio 2003 un atto notarile presso il notaio Dottor Carlo Vico (repertorio n. 94916 fascicolo n. 21915) per la donazione di una somma in denaro di complessivi euro 870.000, suddivisi in relazione al valore degli immobili da loro acquistati e alla composizione dei mutui sottoscritti. Tale somma è il frutto della vendita di un immobile posseduto da anni e dei nostri risparmi».
Era il 6 aprile. Il Giornale aveva saputo che L'Informazione sapeva. Così, per battere la concorrenza, il foglio emiliano decise di anticipare la notizia al telegiornale delle 18.15 di È tv e di girarla anche all'agenzia Ansa, che la mise in rete alle 20.37. Tre ore prima, alle 17.55, l'Ansa aveva già battuto alcune dichiarazioni di Isabella Bertolini contro Prodi e la sua donazione: segno che la notizia si stava diffondendo rapidamente.
Il Professore alzò subito il fuoco di sbarramento. Quello stesso pomeriggio fece pubblicare la lettera destinata all'Informazione anche sul suo sito internet www.romanoprodi.it, dove è consultabile anche oggi. L'ufficio stampa del Professore si premurò poi di precisare all'Ansa che «anche con le norme proposte per un eventuale nuovo governo di centrosinistra, questa donazione non sarebbe stata tassata: Prodi ha detto più volte che le imposte per successioni e donazioni riguarderanno patrimoni per “diversi milioni di euro”». Parole di strettissima attualità, ora che la tassa è stata reintrodotta su patrimoni superiori a un solo milione.
Dunque, prima che campeggiasse sulle prime pagine del 7 aprile, lo scoop era stato dato su internet, dall’Ansa e da una tv regionale. Ha ragione l'Unità: è proprio roba da spioni.