Ecco le verità nascoste dello scandalo Dsk

Lo scandalo adesso puzza di complotto. Sei mesi dopo la vicenda a luci rosse di Dominique Strauss Kahn cambia volto, si trasforma in un giallo, assume le sembianze di una torbida congiura politica. E la verità appare sempre più lontana. Sempre più impenetrabile. Per capirlo basta leggere l’articolo della New York Review of Book realizzato consultando i dossier della difesa in cui si ricostruisce quel fatale14 maggio. Quel giorno tra le 10. 07 del mattino alle 16.45 del pomeriggio si consuma il dramma dell’allora capo del Fondo monetario internazionale tirato giù da un aereo in partenza per Parigi e sbattuto in galera con l’accusa di aver violentato la cameriera del Sofitel di New York Nafissatou Diallo.
Quella mattina si apre con l’sms inviato al capo dell’Fmi da un’amica impiegata al quartier generale dell’Ump, il partito di Nicolas Sarkozy. Quel messaggio avverte il più agguerrito sfidante del presidente nella corsa per l’Eliseo del 2012, che un suo messaggio spedito alla moglie Anne Sinclair con il Blackberry dell’Fmi circola negli uffici di Sarkò. Alle 10.07 Dsk chiama la moglie e le chiede allarmato di trovare qualcuno a Parigi in grado di bonificargli Blackberry e iPad. Poi prepara i bagagli, li mette vicino alla porta e s’infila in doccia. Tra le 12.06 e le 12.07, stando ai circuiti di controllo dell’hotel, Nafissatou Diallo infila la chiave elettronica ed entra nella suite presidenziale. Stando alla denuncia, Dsk sbuca nudo dalla doccia e tenta ripetutamente di violentarla costringendola ad un rapporto orale. Eppure - stando ai tabulati telefonici della difesa - alle 12.13 Dsk è già al telefono con figlia e l’avverte che ritarderà al pranzo organizzato in un vicino ristorante. Dunque l’asserita violenza non dura più di sette minuti.
Ma ancor più strano è perché Nafissatou, contrariamente alle regole del Sofitel, vada a far le pulizie in una stanza ancora occupata, con il bagaglio ben in vista di fronte alla porta. Anche dopo la cameriera si comporta in maniera molto singolare per una donna reduce da un episodio di violenza sessuale. Prima vaga per il piano poi, alle 12 e 26, s’introduce nella 2820, un’altra stanza ancora occupata. Una stanza in cui quella mattina è già entrata varie volte. Chi ci incontra? Nessuno lo sa perché la direzione del Sofitel non consegna agli avvocati di Strauss Kahn i nomi degli ospiti. Solo alle 12 e 42, 29 minuti dopo l’uscita dalla stanza di Dsk, la Nafissatou racconta di aver subito violenza e si presenta negli uffici della sicurezza.
Il responsabile Adrian Branch e Brian Yearwood, un altro funzionario del Sofitel, la interrogano per oltre un’ora senza chiamare né la polizia, né il pronto soccorso. Solo alle 13 e 31 compongono il 911 e attendono l’arrivo degli agenti. Due minuti dopo le telecamere di sorveglianza riprendono Yearwood e un altro personaggio non identificato, che battono le mani a vicenda e inscenano un incomprensibile balletto di gioia della durata di tre minuti.
Quel balletto si rivela ancor più inquietante quando la difesa scopre che René-Georges Querry, numero uno di tutta la sicurezza degli hotel Sofitel, è un ex funzionario di polizia legato a doppio filo ad Ange Mancini, un altro ex poliziotto coordinatore dell’apparato d’intelligence del presidente Sarkozy.
La gocciolina capace di far traboccare il vaso dei sospetti è la misteriosa sparizione del Blackberry dell’Fmi in dotazione a Dsk. Quel telefono è il telefono intercettato, il telefono da far bonificare ad un esperto. Strauss Kahn si accorge di non averlo più alle 14 e 15 e dal taxi diretto all’aeroporto chiama la figlia per chiederle di controllare se sia rimasto al ristorante. Poi chiama il Sofitel e chiede di cercarlo nella suite. Grazie a quella telefonata la polizia apprende che Strauss Kahn sta per partire e si precipita ad arrestarlo mentre è sull’aereo. Quel telefono intercettato e misteriosamente scomparso rende la vicenda ancor più misteriosa. I registri della Blackberry dimostrano che alle 12 e 51 qualcuno disconnette i sistemi di rilevamento geostazionario capaci di rivelare la posizione, spegne il dispositivo e lo fa scomparire per sempre.
Forse è solo una coincidenza, ma la sparizione di quel telefonino rende ora impossibile capire se Dominique Strauss Kahn sia stato fregato dai suoi appetiti sessuali o dai piani di chi, come lo avvisò un amico diplomatico, si preparava a sfruttarli per metterlo fuori gioco.