«Ecco la verità sulla messa in liquidazione di Anni verdi»

Sulla vicenda della chiusura dei centri di assistenza, il presidente di «Anni verdi», avvocato Mauro Lancellotti, ha scritto una lettera aperta della quale pubblichiamo ampi stralci.

«Nelle passate settimane la stampa è stata prodiga di notizie sulla vicenda della messa in liquidazione dell’associazione Anni verdi, peccato che di tante parole spese sulla questione nessuna abbia contribuito veramente a fare chiarezza su un dramma che si stava consumando alle spalle di circa 600 lavoratori, di circa mille disabili e di chi, come me, ha passato 36 anni della propria vita a cercare di dare sempre i migliori servizi e a creare nuovi posti di lavoro anche nei periodi in cui la disoccupazione imperava. Voglio precisare che lo «stato di liquidazione di un Ente» è un atto del tutto legittimo che può avere varie motivazioni ma è, soprattutto, un atto di volontà libera della compagine sociale che nulla ha a che vedere con il fallimento, il commissariamento o qualsiasi forma di cessazione coatta dell’attività dell’ente stesso, così come continuamente pubblicato dai vari quotidiani che hanno mostrato una notevole dose di disinformazione e di complessiva ignoranza legale. I fatti sono completamente diversi e riguardano ciò che la Regione Lazio, per mezzo dell’assessore alla Salute Augusto Battaglia, a tutt’oggi non ha voluto prendere minimamente in considerazione e cioè rispettare quanto hanno stabilito ben due giudicati della magistratura amministrativa (Tar del Lazio e Consiglio di Stato) e uno del tribunale ordinario che ha concesso un decreto ingiuntivo per una somma ingentissima a favore dell’associazione Anni verdi. La questione riguarda tariffe praticate dalla Regione Lazio che oltre a essere ritenute, dalla magistratura, insufficienti a coprire i meri costi di esercizio di un’attività tanto delicata e impegnativa quanto quella riabilitativa fisica e psichica, sono state anche annullate per difetto assoluto di ogni logica motivazione.
La vicenda non è del tutto nuova, avendo avuto il suo esordio nel lontano anno 2000 (giunta Storace), ma si è trascinata fino a oggi per merito dell’attuale giunta regionale. La scelta operata, nel caso di specie, è ormai quella abbastanza scontata e stucchevole dei pugili che cercano di spartirsi la borsa. Fanno le loro riprese con le «schivate», girano per il ring, ma nessuno dei due osa sferrare il colpo del ko. Uscendo dalla metafora si può dire che nel caso dell’associazione Anni verdi la giunta Storace era riuscita, anche per i tempi in cui si era sviluppata l’azione giudiziaria, ad arrivare alla fine del proprio mandato senza decidere nulla in tema di tariffe. Ma la nuova giunta si è subito dovuta misurare con tale problema che ha cercato di eludere in tutti i modi fin quando i rappresentanti dell’ente accortisi, dopo ben nove mesi di inconcludenti promesse, che qualcosa non stava andando nel verso di una seria e determinata trattativa, hanno abbandonato il tavolo di concertazione dando luogo a una inaspettata reazione dell’assessore Battaglia. Ciò che è successo dopo fa ritenere che la parte soccombente di quelle liti giudiziarie non abbia voluto né potuto accettare il giudicato e pur essendo Pubblica amministrazione ha posto in essere tutti i mezzi, tranne quelli legali, per non rispettare quanto stabilito da tribunali dello Stato. Purtroppo tutto questo non solo non è stato rispettato, ma le legittime richieste dell’associazione Anni verdi che altro non chiedeva se non di trattare su tali giudicati, è stata orchestrata una gazzarra senza precedenti, allo scopo di eludere, anche con atti e fatti inquietanti, chiare responsabilità della Pubblica Amministrazione derivanti dall’imporre il mantenimento di servizi sottopagati sempre allo stesso livello di qualità e mantenendo, per giunta, anche i livelli occupazionali pena la revoca dell’accreditamento e la cessione dello stesso a non meglio precisate cooperative sociali. Tutto ciò, tra l’altro, essendo provato da imponenti elementi documentali in nostro possesso è stato o sarà sottoposto alla magistratura penale, civile e amministrativa alla quale serenamente sottoponiamo il nostro operato certi della legittimità e bontà dello stesso.
Si pensi soltanto che le tariffe annullate, ma che comunque la Regione ancora mantiene, risalgono all’anno 2000 e non sono mai state aggiornate neppure con l’obbligatorio indice Istat dei prezzi al consumo e nell’anno 2002, dopo l’ingresso dell’euro, le dette tariffe sono state semplicemente trasformate in tale moneta. Per il servizio di trasporto che unica, ormai, solo l’associazione Anni verdi continuava a svolgere con ben 40 automezzi le cose non sono migliori poiché le tariffe sono ferme da ben otto anni e credo che qui, euro o non euro, la vicenda non abbia bisogno di ulteriori commenti.
In tale situazione di ormai dichiarata ostilità e con una ben orchestrata platea di «nani, ballerine e buffoni di corte» a fare da «claque», ai responsabili dell’associazione non è rimasta altra via che quella di porsi volontariamente in liquidazione per salvaguardare il patrimonio immobiliare dell’ente che, unico, garantisce i lavoratori, l’erario, i fornitori e il sistema creditizio, tutto allo scopo di non accettare processi da «sinedrio» e conseguenti ingiuriose condanne di popolo. Questi i fatti che possono essere provati, con imponenti prove documentali che sono già al vaglio della magistratura, ma che sono anche a disposizione di chiunque voglia sostituire la ragione alla violenza e alla menzogna».