Ecco come il vino diventa un classico

Si intitola «Dioniso, il dio che danza» l’esposizione che racconta il diffondersi della bevanda come «nettare dionisiaco» e simbolo di liturgia

Silvia Castello

È di scena Dioniso, il dio che danza - al Museo delle Navi Romane di Nemi e presso l’area archeologica del Santuario di Diana Nemorense, fino al 30 novembre. L’esposizione - promossa dalla Sovrintendenza archeologica del Lazio e in collaborazione con le aziende vinicole dei Castelli Romani - presenta materiali legati al vino e alla sua cultura nel mondo antico. Partendo dalla figura di Dioniso tratta in particolare il tema del simposio sia dal punto di vista storico-archeologico che mitologico, facendo esplicito riferimento alle fonti con i testi di Catone, Marrone, Columella, Plinio il Vecchio e numerose interpretazioni dell’inno omerico a Dioniso, per giungere fino al significato cristiano attribuito alla vite ed al vino quale simbolo liturgico; tutto ciò illustrato con pitture e mosaici.
Tra i reperti sono esposti due statue di Dioniso, una rara dedica al dio scritta in greco, vasellame in ceramica e bronzo che arricchiva i conviti: tra cui alcune oinochoai di produzione greca e italiota da Ardea, lebeti bronzei da un sepolcro orientalizzante da Rocca di Papa, anfore vinarie da un relitto marino, e altre ceramiche d’origine greca proveniente da necropoli prenestine. La «strada dei vini di Dioniso» esiste ancora oggi.
Questo famoso itinerario greco inizia dal Monte Pagghèon, risale verso Drama e continua ad est per arrivare sino a Marònia, nella Tracia.
Nell’antichità, il monte Pagghèon - famoso per le miniere d’oro - era un centro di devozione dionisiaca. Qui, secondo la tradizione, è stato allevato il dio Dioniso che con il vino locale ubriacò i cavalli del re Licurgo.
Oggi i vigneti si estendono dalle falde della montagna sino alla superficie del mare e vengono coltivate le varietà Roditis, Asìrtikon, Ugni blanc, Sauvignon blanc, Cabernet sauvignon e Merlot per la produzione dei vini Pagghioritiki. Da Drama, si giunge poi a Maronia, patria del vino Ismarikon, situata al centro della Tracia, dove, secondo quanto cita Omero nell’Odissea, Ulisse fece ubriacare il Ciclope con il vino del sacerdote Màronas.
Oggi, si notano i vigneti piantati da poco, nel tentativo di riprodurre e continuare questa antichissima tradizione.