Ecco la vita inventata di Achab tra Moby Dick e Hollywood

da Locarno

Da Indiana Jones a Melville e ritorno, rileggendo la vita dell'eroe di Moby Dick. Questo, in sostanza, lo schema narrativo del film francese di Philippe Ramos Captaine Achab, ispirato al romanzo di Hermann Melville Moby Dick e presentato ieri al Festival, nella competizione ufficiale. Siamo nel 1840 e si potrebbe immaginare che quel giovanotto, intento a leggere la Bibbia in mezzo ai boschi, sarà un giorno il famoso Capitano Achab? Ambientato negli Usa, tra il Massachusetts e i monti Adirondacks, questo viaggio iniziatico e geografico, a cavallo di Mark Twain e Walt Whitman, ripercorre le tappe salienti della vita di Achab, eroe misconosciuto. «In prima battuta, volevo raccontare tutta un'esistenza e non soltanto una tappa della vita umana, come avviene nel romanzo di Melville», spiega il regista, che ha voluto il talentuoso Jean-François Stevenin nel ruolo del padre di Achab e l'altrettanto bravo Virgil Leclaire nei panni di Achab giovane. «Siccome abitavo in campagna, ho scoperto il cinema in televisione, guardando western senza fine. Ed è stato là che ho deciso che avrei fatto cinema. Certo, la scoperta di Indiana Jones mi ha segnato».
Ecco un altro regista giovane, impressionato dal genere cinematografico più classico, quello dei «cappelloni». E se, quando uscì il mitico Moby Dick di John Huston, il regista francese Eric Rohmer si affrettò a stroncarlo, scrivendo che il romanzo di Melville non si prestava alla resa cinematografica, Ramos spiega: «Ho cercato di restare aderente allo spirito del romanzo, inventando però una vita per Achab. Ho prediletto un rapporto di intimità col celebre personaggio e questo, credo, fa la differenza». Veramente, nel romanzo di Melville, si viene a sapere molto poco della vita vera di Achab. Come ha fatto il cineasta, già professore di biologia, a inventarsi, di sana pianta, tutta un'esistenza? «Il mio film doveva intitolarsi Achab. L'uomo. L'idea iniziale era quella di aprire il film con un close-up sul sesso della madre di Achab, che dice “Da qui comincia tutto” e l'ultima ripresa doveva essere su un cielo, che apparentemente dice: “E qui finisce tutto”. Ma tra queste due scene, c'è qualcosa di più che quarant'anni dalla vita di un uomo. Tutto nasce dalla mia infanzia e adolescenza, sospese tra Victor Hugo e Harrison Ford. Certamente, l'esperienza dei Super8 ha condizionato il mio modo di girare».