Ecco a voi Lovecraft, il più terrificante dei critici letterari

Ritornano gli scritti teoretici del padre del «Ciclo di Cthulhu». Arricchiti da pagine e lettere mai lette prima in Italia <a href="/cultura/cosi_dalladorazione_natura_si_passo_culto_streghe/09-02-2011/articolo-id=504758-page=0-comments=1"><strong>Leggi l'inedito</strong></a>

Scriveva H.P. Lovecraft, citando Oscar Wilde, di «vivere nel terrore di essere capito». Anche il lettore dei suoi racconti, una volta chiuso il libro, si trova a condividere la medesima opinione: sarebbe meglio non capire H.P. Lovecraft per campare sereni nella convinzione di essere comodamente seduti al centro dell’universo.
A lungo è stato così. Nato a Providence (Rhode Island) nel 1890, H.P. Lovecraft è stato ignorato, nei migliori dei casi, sbeffeggiato come un cretinetti nei peggiori. Almeno sino alla sua morte avvenuta nel 1937. Oggi al contrario ha un successo fuori dal comune, che travalica i confini degli appassionati della letteratura dell’orrore. La critica, col solito ritardo dovuto a miopia da snobismo (piace ai ragazzini quindi fa schifo), ora considera Lovecraft un maestro paragonabile a Edgar Allan Poe. In Italia la sua fortuna, inarrestabile dall’inizio degli anni Novanta, è legata all’intraprendenza di Gianfranco de Turris e pochi altri pionieri. Proprio Gianfranco de Turris è il curatore del volume di H.P. Lovecraft ora in uscita per l’editore Bietti: Teoria dell’orrore. Tutti gli scritti critici (pagg. 556, euro 24). Una terza edizione riveduta, corretta, aggiornata e soprattutto ampliata con alcuni inediti. Accanto all’ormai classico L’orrore sovrannaturale nella letteratura e a saggi come Sulle fate, compaiono per la prima volta in Italia le Trame di racconti fantastici, in cui Lovecraft riassume le opere degli autori prediletti (e ogni riassunto è un mini-racconto fulminante) e soprattutto un’appendice di Lettere sull’immaginario provenienti dallo sterminato epistolario dell’autore, solo in parte pubblicato proprio da de Turris pochi anni fa.
Negli scritti teorici Lovecraft espone i segreti dei suoi racconti maggiori, e con essi un’intera visione del mondo. Dietro alle cosmogonie e alle antichissime divinità de Il richiamo di Cthulhu (1926) o Colui che sussurrava nelle tenebre (1930) c’è la potenza evocativa del mito. Alla base della leggenda, spiega Lovecraft, c’è sempre “qualcosa” di concreto. “Qualcosa” che azzera la nostra razionalità. L’orrore, scrive l’autore, consiste nella «maligna e peculiare sospensione o sconfitta di quelle immutabili leggi di Natura che costituiscono la nostra sola difesa contro gli assalti del caos». La notizia purtroppo è questa: la ragione sta per inghiottire se stessa. Le leggi di Natura sono un’illusione. Il nostro mondo è un’illusione. Su il sipario, quindi. Che entri in scena il Caos.

Pubblichiamo ampi stralci della lettera di H.P. Lovecraft «Sul culto delle streghe» inclusa in Teoria dell’orrore (Bietti, pagg. 556, euro 24). Fino a oggi inedita e indirizzata allo scrittore Robert E. Howard nel 1930, ricostruisce l’antica religione pagana alla base del culto delle streghe culminato, in America, con i processi di Salem nel XVII secolo:

Così dall’adorazione della Natura si passò al culto delle streghe