Ecco il volto del Faraone morto tremila anni fa

Da oggi la mummia del sovrano che salì a solo nove anni sul trono d’Egitto è esposta in una teca climatizzata nella Valle dei Re, a Luxor

Cinquanta persone già tremano di paura. Gli effetti nefasti della «maledizione del Faraone» potrebbe colpirli al più presto. Loro, infatti, sono stati i primi al mondo a vedere in faccia Tutankhamon.
Un incontro ravvicinato fino a ieri appannaggio solo dell’équipe scientifica dell’egittologo Zahi Hawass, ma che da oggi potrà essere condiviso da milioni di turisti; a condizione, però, che non si dia credito alla credenza secondo cui chi si imbatte in quel volto, prima o poi, fa una brutta fine.

Rischio che comunque vale la pena correre, pur di essere testimone di una straordinario evento archeologico: lo svelamento della testa mummificata del «Faraone fanciullo», salito al trono a 9 anni e morto a 19, pare a seguito di un misterioso incidente di caccia. Il nobile cranio risalente a circa tremila anni fa è da oggi esposto in una teca a temperatura controllata all’interno della «tomba di famiglia» nella Valle dei Re, a Luxor.

Un enorme passo avanti rispetto a 85 anni fa, quando il sarcofago venne aperto dall’esploratore inglese Howard Carter che però, cercando di rimuovere la maschera funeraria dal volto del Faraone, finì per danneggiare seriamente ciò che rimaneva dell’originaria fisionomia di Tutankhamon. Ora, dopo un «make up» di restauro durato anni, è arrivato il grande giorno: l’esposizione pubblica della mitica mummia che rimarrà avvolta da un panno di lino, lasciando scoperti solo testa e piedi. Una «reliquia» destinata a richiamare file chilometriche di visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Un successo storico-culturale che porta la firma del professor Hawass che, da quando ha preso le redini dell’archeologia egiziana, è riuscito a realizzare una serie di scoperte-choc che hanno rilanciato il mito più fascinoso del suo Paese. Hawass è un furbacchione che, oltre ad essere un apprezzato studioso, padroneggia i meccanismi dell’informazione-spettacolo. Non a caso la Bbc si è subito precipitata a Luxor per registrare un documentario in esclusiva.

«Il “bambino d’oro“ ha magia e mistero, ora il mondo intero potrà constatare cosa sta facendo l’Egitto per conservarlo e tutti verranno a vedere la mummia», gongola il professor Hawass. I suoi proclami sono ormai da star consumata: «Tutti sono curiosi, tutti se lo immaginano... è un viso diverso da quello delle mummie del museo del Cairo... c’è un’ombra di sorriso». Un’«ombra di sorriso» su una faccia mummificata di 3000 anni fa? Mah.

Il debutto di Tutankhamon avviene in una rinnovata frenesia mondiale sul giovane Faraone, fra mostre, documentari, speculazioni e dispute. L’ultima, la scorsa settimana, sul pene della mummia, che secondo un’archeologa pachistana dell’università americana del Cairo Salima Ikram sarebbe stato rubato durante la Seconda Guerra mondiale. Zahi Hawass ha però smentito «decisamente», precisando che «ci era caduto tirando fuori la mummia dal sarcofago, ma l’abbiamo subito recuperato».

Che fine ha fatto? Il mistero del Faraone continua.