Eco, Arbasino, Busi&soci

Intellettuali messi in righe Ecco il nuovo «Catalogo dei viventi», dove
la fama si misura in centimetri di scheda. E dove un comico vale più di
un filosofo

Piluccando piluccando, per dirla con Giuseppe De Rita, scopri che nelle 7.247 biografie di italiani «notevoli», cioè degni di nota, ci sono pure Unabomber, personaggio di genere ignoto ma capace di azioni devastanti, e Varenne, mitico cavallo purosangue e trottatore. Arriva in libreria, sempre a cura di Giorgio Dell’Arti e Massimo Parrini, il Catalogo dei viventi 2, diciamo «reloaded», ovvero l’aggiornamento del primo volume, uscito nel 2007 per Marsilio. A quanto pare il «Mereghetti» ha fatto scuola. Il tomo conta ora 1920 pagine, per un totale di 13 milioni di battute e 7 centimetri di altezza: il che significa 2.500 nuovi ammessi al cosiddetto «Villaggio», considerando i 98 nel frattempo estinti e i 217 morettianamente estromessi, in quanto considerati caduchi (63 i politici, perlopiù di sfondo).

«Non esiste un libro del genere nel mondo», assicura Dell’Arti, precisando: «Il peso delle varie voci, dalla A di Abatantuono alla Z di Zuzzurro, viene dall’impatto nella società attuale. Nessun dispetto. Conta quanto i personaggi siano potenti, fotografati, illuminati dai media. Non abbiamo pretese di neutralità, errori e mancanze sono frutto della nostra fallacia, ma vedo i buchi della Garzantina e mi consolo ampiamente». Tiè! Magari non sono proprio «dati sensibili», come ha scherzato Filippo Ceccarelli, gran collezionista di fatti e fatterelli, ma certo c’è da divertirsi a scorrere il librone, magari per annotare qualche new entry: la scrittrice diciottenne Chiara Strazzulla, il pianista sedicenne Alessandro Lanzoni, l’attrice diciassettenne Mafy. O per curiosare fra i letterati, per misurarne la fama in base all’ampiezza delle schede: naturalmente trionfa Eco, seguito da Arbasino, mentre l’ego di Busi viene un po’ messo alla prova. In compenso, Eugenio Scalfari è definito «il più grande giornalista del Novecento italiano»...

Ma alla fine non sono le cifre, pure fonte di sorprese (chi avrebbe mai detto che, dopo Roma, fosse Trieste la città più prolifica di «viventi notevoli»?), a rendere amabile la lettura del catalogo, ampiamente rimaneggiato, con l’aggiunta di un capitoletto, «Ultime», utile a rimpolpare alcune biografie. A differenza del Giuseppe Pontiggia di Vite di uomini non illustri, Dell’Arti e Parrini non hanno ambizioni letterarie, ma il catalogo è gustoso, ricco di auto-definizioni e brani antologici, con punte di calcolata malizia. «Ho l’impressione che il libro sia fatto per essere piluccato, non per essere analizzato con logica statistica», dice De Rita. Potrebbe sembrare una critica. Invece il professore, che è andato subito a cercare amici e conoscenti, spiega che il volume «è bello perché le schede non restituiscono le immagini irrigidite dal cliché, e anzi si ritrovano pezzi di personaggio fuori dal personaggio mediatico».

De Rita cita il cardinale Achille Silvestrini: «Alla vigilia dell’ultimo conclave, giocando di rimessa, riunì a villa Nazareth una ventina di cardinali amici per contrastare l’elezione di Ratzinger. Curioso, non lo sapevo». Parimenti ignorava che l’ex rabbino capo Elio Toaff deve la vita a un prete di Ancona, don Bernardino, «fu lui ad avvisarlo che i nazisti stavano andando a prenderlo»; o che Rossella Sensi «fu tentata di presentarsi alle elezioni con il Pd di Veltroni... con tutte le disgrazie che ha la Roma».

Poi, certo, nessuno è perfetto. C’è chi si chiede perché, alla voce «Calabrese», il semiologo Omar sia sbrigato in sole tre righe mentre il giornalista Pietro ne totalizza ventisei, ma Dell’Arti ribadisce il criterio generale adottato, appunto «l’ambizione di essere onnicomprensivo», resistendo così all’idea della «graduatoria di valore». Altrimenti non si spiegherebbe perché, nella classifica delle prime dieci donne, Sophia Loren sopravvanzi solo di pochi centimetri, per lunghezza tipografica della voce, Carla Bruni: 90 contro 85. Così come potrebbe sorprendere che nella classifica generale di tutti i «notevoli», dove Berlusconi straccia ogni record con i suoi 332 centimetri, Adriano Sofri appaia addirittura il settimo posto. Risposta del catalogatore: «La posizione di Sofri ci dice che una delle componenti della notabilità è la quantità di vita che ciascuno dei Notevoli offre al racconto».

Una cosa è certa. Rispetto alla precedente edizione cresce il numero di pittori, scultori, architetti, fotografi, designer, storici e critici d’arte, mentre alta resta la concentrazione di scrittori, musicisti, registi e attori. Naturalmente non sorprende l’ingresso di Roberto Saviano, né che Matteo Garrone, regista di Gomorra, abbia visto aumentare le righe che lo riguarda. Semmai incuriosisce quanto afferma Ennio Morricone alla voce «politica»: «Non sono mai stato comunista, né socialista. Sono cattolico, nella prima Repubblica votavo democristiano».