Eco-bonus, Tremonti: "Il taglio agli sgravi non sarà retroattivo"

Il Parlamento toglierà la "retroattività" dalla norma che introduce modifiche al bonus
fiscale del 55% sugli interventi di risparmio energetico. Il ministro: &quot;Consenso sul fondo Margherita&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=311429">Il Papa: &quot;Le banche sostengano le fasce più deboli del Paese&quot;</a></strong>

Roma - Il Parlamento toglierà la "retroattività" dalla norma che introduce modifiche al bonus fiscale del 55% sugli interventi di risparmio energetico. Durante un’audizione alla Camera, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha però difeso la logica dei meccanismi che impediscono di sfondare le coperture. "La retroattività non ci può essere e il Parlamento la correggerà - ha detto il numero uno di via XX Settembre - ma voglio sul futuro ribadire un criterio: il crediti di imposta non sono e non possono essere un bancomat. Troppe volte sono stati utilizzati come bancomat". Tremonti ha definito "incivile" l’introduzione di crediti di imposta che poi non sono sufficientemente coperti: "Questo non accadra con il nostro governo".

L'azione economica del governo "E' ancora aperta e viene reputata ancora oggetto necessario di interventi l’azione di politica economica mirata alla sostenibilità economica. Su questa il cantiere è reputato ancora aperto", ha detto il ministro dell’Economia spiegando che sull’altro fronte, quella della stabilità finanziaria, gli interventi sono già stati adottati da ottobre e i risultati raggiunti, secondo l’opinione comuni, "è risultato appropriato". "Il nostro vincolo non è il Patto, come spesso leggo sui giornali, ma il nostro unico vincolo è il mercato finanziario", ha continuato Tremonti ribadendo quindi la linea della prudenza: "Noi dobbiamo essere prudenti e attenti. Non c’è spazio per iniziative atipiche e unilaterali".

Il fondo Margherita Il fondo coordinato dalla Bei e dalle Casse depositi nazionali sarà chiamato "fondo Margherita" e "dovrà essere formalizzato dal consiglio europeo ma ha un sufficiente consenso". Il Fondo, ha spiegato il ministro, "è capitalizzato per una quota e poi può fare leva per intereventi che vanno oltre quella quota". Altri strumenti, come l’emissione di bond europei, "non ha ancora il necessario consenso politico", ha aggiunto Tremonti.

Bollette e tariffe Il governo non ha bloccato le tariffe perchè è verosimile che scendano e "devono scendere di più". Secondo Tremonti, "le bollette devono scendere, abbiamo attivato meccanismi che le faranno scendere". Se si fossero bloccato le tariffe - ha spiegato Tremonti - non sarebbe stata un’operazione giusta perché "considerato che scenderà il costo delle materie prime le bollette scenderanno ma noi vogliamo che scendano di più".

Interventi a livello europeo Gli interventi messi in campo dai Paesi europei e quindi anche dall’Italia per fronteggiare la crisi economica "devono essere fatti nel rispetto del Patto di stabilità e crescita, al suo interno. Non fuori o in alternativa". Tremonti spiega che "il patto c’è, esiste, funziona" e per quanto riguarda "gli elementi di flessibilità si tratta di fare riferimento a quanto deciso nel 2004", quando è stato previsto da dare spazi ai cosiddetti "stabilizzatori automatici". Gli interventi europei a sostegno della crisi finanziaria sono realizzati solo per una parte minore utilizzando il margine del deficit. "Pur essendo previsto un margine, quel punto di pil", individuato dalla Commissione europea come misura degli interventi, "viene fatto in parte minore con interventi di deficit e in parte maggiore di spesa pubblica non in deficit".

Debito record L’Italia ha un debito pubblico record "il terzo del mondo", ma limitarsi a valutare questo è una visione "ragionieristica, occhiuta e retrò". Bisogna invece fare attenzione al "debito privato" che è "altrettanto pericoloso" e che deve entrare nelle valutazioni, anche nei rating dei Paesi. In questo caso l’Italia sarebbe posizionata in modo migliore. "Il debito pubblico - ha spiegato Tremonti - è soggetto ad un controllo molto forte, sull’assunzione che sia la grandezza più rilevante, più critica e più pericolosa. La lezione di questa crisi è che, certo è rilevante il debito pubblico, ma anche il debito privato". Tremonti ha spiegato come il debito pubblico si trasferisce sul settore pubblico. "Un passo ulteriore degli interventi fatti per gestire la crisi sono considerati, in termini di colossali trasferimenti, una sorta di swap dal debito privato al debito pubblico". Tremonti ha quindi sostenuto che vista questa osmosi "la valutazione di un Paese va fatta consolidamento le voci di debito, non solo per il settore pubblico, ma anche per quello privato. In questi termini il rating andrebbe rideterminato considerando anche i fattori di attivo o di minor debito privato. In questi termini la nostra posizione consolidata dovrebbe essere consolidata diversa da altri Paesi, dove magari è più basso il debito pubblico ma è più alto quello privato".