Eco-disastro in mare Maxi multa a Total e agli armatori italiani

Per la petroliera che affondò nel 1999 devastando le coste francesi, la compagnia belga dovrà pagare 192 milioni

da Parigi

«Sentenza storica», dice il presidente della Vandea, Philippe De Villiers. Gli fanno eco le organizzazioni ecologiste, per una volta d’accordo con lui. Soddisfazione viene espressa dal governo, dai sindacati, da tutte le collettività territoriali bagnate dalle acque dell’Atlantico. Mai in Francia un processo per danno ambientale s’era concluso con una condanna chiara e pesante come quella pronunciata ieri dal Tribunale di Parigi a proposito del naufragio della petroliera «Erika», verificatosi nel dicembre 1999. Il gruppo petrolifero francese Total e gli altri principali imputati sono stati condannati a risarcire una cifra complessiva di 192 milioni di euro in riparazioni per l’inquinamento provocato dalla catastrofe dell’«Erika», che affondò durante una tempesta, ma che - secondo i giudici - non era in condizioni adeguate per trasportare grandi quantità di idrocarburi. Total presenterà appello, affermando che la nave aveva apparentemente documenti in regola, rilasciati in Italia. Sempre secondo Total, il fatto d’aver preso in affitto una nave non significa esserne completamente garanti, dovendo rispondere della solidità e dell’affidabilità di quest’ultima, certificata da competenti autorità marittime. Dando torto a Total, i giudici hanno ritenuto che un gruppo, soprattutto se ha quelle dimensioni e quell’importanza, debba imperativamente verificare l’adeguatezza delle imbarcazioni di cui si serve. Vecchia di 24 anni, la petroliera «Erika», che batteva bandiera maltese, si spezzò in due tronconi a causa della furia del mare a una settantina di chilometri dalla costa francese. L’incidente liberò nell’Atlantico 20mila tonnellate di prodotti petroliferi, che hanno inquinato le coste francesi per 400 chilometri, provocando un autentico disastro ecologico soprattutto nel dipartimento della Vandea e nella regione della Bretagna. Decine di migliaia di uccelli morirono perché le loro ali, impregnatesi di petrolio, non potevano più sostenerli. La fauna e la flora vennero orrendamente ferite. Dopo quella vicenda, altre navi mercantili hanno seminato desolazione, affondando nell’Atlantico e nella Manica. Tutti hanno allora guardato al processo come a un test destinato a dimostrare se nei nostri Paesi c’è ancora la forza per condannare potenti gruppi economici come Total. Il Tribunale parigino ha risposto affermativamente a questa domanda e il gigante transalpino degli idrocarburi si è visto anche rifilare una multa di 375mila euro per «inquinamento marino» (il massimo contemplato dalla legge). Al tempo stesso i giudici hanno usato il pugno di ferro nei confronti delle altre persone fisiche e morali, considerate responsabili dell’accaduto.
Il Registro navale italiano di certificazione marittima (Rina) è stato anch’esso pesantemente condannato (ammenda di 175mila euro) per aver rilasciato all'«Erika» il suo certificato di navigabilità. Condanne anche per il proprietario e per il gestore della nave, ambedue italiani. Giuseppe Savarese, ex proprietario dell’imbarcazione, e Antonio Pollara, ex-gestore della medesima, sono stati condannati a una multa di 75mila euro ciascuno, cifra massima prevista per le persone fisiche.