EcoDoc, la carta d’identità «verde»

Sermetra gioca d’anticipo in vista di un possibile libretto di circolazione europeo

In molte grandi città nei giorni delle restrizioni al traffico impazzano i cartelli fai-da-te appiccicati al vetro giuranti la conformità «Euro 4». Per disporre di una certificazione utile anche per pagare il bollo o per le rottamazioni, tanto più che oggi altri parametri possono concorrere a esprimere l’impatto ambientale, la rete di agenzie di pratiche automobilistiche Sermetra, 2.400 in tutta Italia, ha lanciato EcoDoc: si tratta di un documento che, in virtù di una convenzione sottoscritta con il Ced del ministero dei Trasporti, riporta le informazioni relative, non solo alla classe di emissioni e alla presenza del filtro antiparticolato Fap (se diesel), ma anche i valori di anidride carbonica, ossidi di azoto e polveri emessi dal veicolo nonché le note sugli impianti gpl e metano installati. «È una vera carta d’identità ambientale - spiega Luca Andreoli, presidente di Sermetra - per tutti i mezzi a due, tre e quattro ruote. Peraltro la categoria Euro del veicolo spesso non corrisponde a quanto indicato nel libretto di circolazione, come avviene per vetture immatricolate con la normativa Euro 2 in vigore, ma in realtà già rientranti nei limiti dell’Euro 4». Se da tempo si lavora a una carta di circolazione europea unica e in molti Paesi è stata adottata una pollution tax che tassa i veicoli in ragione di quanto inquinano, con l’EcoDoc, Sermetra gioca d’anticipo. E rilancia, affiancata dall’Unasca, che rappresenta autoscuole e studi di consulenza automobilistica, il tema della semplificazione e dello snellimento burocratico che la digitalizzazione delle pratiche auto (oltre 12 milioni l’anno per circa 100 milioni di documenti) potrebbe consentire, con enormi risparmi.
Altro fronte aperto, l’unificazione dei registri di Motorizzazione e Pra, che sanerebbe una costosa duplicazione. Nuovi sviluppi si attendono infine sulla targa personale e personalizzabile: l’una farebbe risparmiare gli automobilisti, l’altra si tradurrebbe in un'entrata in più per lo Stato.