Ecologisti, quegli ultrà diventati macchiette

Caro Granzotto, mi sbaglio o la febbre da riscaldamento globale è improvvisamente calata e il catastrofismo segna il passo? Non sento più parlare del Protocollo di Kyoto, dell'impronta ecologica, della carbon-diet e ho perso di vista il guru ambientalista che per non sprigionare i gas serra rinuncia a lavarsi, a fare il bucato e a tirare lo sciacquone del water. Tutta colpa del clima non proprio desertificante o delle bufale di Pecoraro Scanio?


Be’, caro Terracini, il clima ci ha certo messo una mano (santa), smentendo o meglio ridicolizzando le previsioni «scientifiche» degli ecoterroristi (e i conseguenti allarmi siccità, mari in ebollizione e cervelli arrosto, per non parlare dei de profundis per il Po che a fine agosto si sarebbe dovuto ridurre a rigagnolo eccetera eccetera). Ecoterroristi che vengono ormai smentiti e ridicolizzati anche dall'ambiente scientifico, stanco di tanto fregnacciume messo in giro da incompetenti che se la tirano da esperti. È di ieri, poi, la sentenza dell’Alta Corte di Londra la quale, demolendo «Una scomoda verità», il documentario ecocatastrofista di Al Gore, raccomandava che l’eventuale proiezione nelle scuole fosse preceduta da una messa in guardia contro la faziosità e l’inconsistenza scientifica del cortometraggio. E a proposito di scuola, anche nelle nostre si registrano decise reazioni del corpo insegnante alla diffusione di dati e nozioni, riguardanti l’ecosistema e il clima in particolare, senza alcuna base scientifica. Un esempio, l’intervento del professor Sergio Pinna pubblicato su Ambiente Società Territorio, la rivista dell'Aiic, Associazione italiana insegnati di geografia, che la lettrice Graziella Carboni di Sassari ha avuto la cortesia di inviarmi e il cui titolo, «Il clima divulgato - Una realtà virtuale imposta come dato di fatto», già dice tutto.

La verità è, caro Terracini, che i militanti dell’ecologismo fondamentalista stanno scivolando lungo la china già descritta da Ennio Flaiano nel suo «Un marziano a Roma» e da oracoli quali erano si ritroveranno presto, come d'altronde si meritano, macchiette. D’altronde possono contare su un repertorio di freddure già consistente: si va, sempre per colpa dei gas serra, dai fine d’anno malinconici per mancanza di alberi di Natale alla estinzione, nelle acque e di conseguenza sulle mense, di aragoste e salmoni, dalla forzata rinuncia alle patatine fritte (causa estinzione del tubero) al fallimento di ombrellifici e impermeabilifici con migliaia e migliaia di operai a spasso. Fino ad oggi, però, l’Oscar per la migliore battuta resta quella di Pecoraro Scanio sull’Italia gravata, lei sola, da una temperatura media superiore di quattro gradi a quella registrata nel resto del mondo. Un’isola di calore, un forno esattamente circoscritto entro i novemila e 300 chilometri dei nostri confini. E pensare, caro Terracini, che Pecoraro Scanio può contare su 344 consulenti, dicesi trecentoquarantaquattro, profumatamente pagati per fornirgli pareri di carattere tecnico. Quanto l’avrebbe sparata grossa se avesse fatto tutto di testa sua?