Economia in affanno, Marcegaglia: subito riformare le pensioni

<strong><a href="/a.pic1?ID=313428">Un altro trimestre in rosso</a></strong>: pil ancora in calo dello 0,5%. Pesano il crollo del mercato automobilistico e i consumi ridotti. Il presidente di Confindustria: &quot;con la riforma delle pensioni trovare risorse per sostenere di più il welfare&quot;. Deaglio: <strong><a href="/a.pic1?ID=313430">non facciamo drammi</a></strong>

Roma - Finanziare gli ammortizzatori sociali per tutti, precari compresi, in questo momento di grave crisi è «la priorità delle priorità». E uno dei modi per trovare risorse adeguate è rivedere il sistema delle pensioni, «tornando alla vecchia riforma del ministro Maroni». Al termine del direttivo della Confindustria, dedicato all’esame della difficile situazione economica, Emma Marcegaglia lancia il sasso nello stagno. «Ritornare alla riforma Maroni - spiega - servirebbe a riequilibrare la spesa sociale, riducendo gli stanziamenti per le pensioni e aumentando quelli per gli ammortizzatori sociali, non solo per chi gode della cassa integrazione ma anche per i lavoratori atipici».

La riforma Maroni è stata abrogata dal governo Prodi, e lo «scalone» sostituito con un più costoso sistema di «scalini». Secondo i calcoli di Benedetto Della Vedova e Giuliano Cazzola, i due parlamentari del Pdl che hanno presentato di recente un disegno di legge di riforma delle pensioni, il ritorno allo «scalone» consentirebbe un risparmio di spesa pensionistica di almeno un miliardo di euro l’anno: questo consentirebbe di raddoppiare le risorse destinate alla cassa integrazione e agli altri ammortizzatori, fissate per il 2009 in 1,2 miliardi di euro. Da quest’anno al 2017, la rinuncia allo «scalone» costa non meno di 10 miliardi di euro.

Dunque, il presidente della Confindustria propone di aumentare l’età di pensionamento per destinare i risparmi a altri tipi di spesa sociale, più urgenti in questo momento di crisi economica. «I dati sulla produzione industriale - spiega Emma Marcegaglia - sono molto, molto negativi. Comprendiamo l’attenzione del ministro Tremonti all’equilibrio di bilancio, e dunque le risorse - aggiunge - devono provenire da una riduzione della spesa improduttiva. Gli sprechi sono inaccettabili, come le spese per le Province o per gli enti inutili». Confindustria critica anche lo sciopero generale organizzato per domani dalla Cgil: «Lo sciopero è un diritto, ma in questo momento serve la coesione di tutte le forze, maggioranza, opposizione, banche, imprese, sindacati - osserva Marcegaglia - per fare proposte e ottenere risposte. Uno sciopero così, non capisco a che cosa serva». La Cgil vuole portare in piazza un milione di persone in 108 piazze del Paese, con il segretario Guglielmo Epifani che concluderà la manifestazione di Bologna. Confindustria comunque spera in un incontro prima di Natale per chiudere la riforma dei contratti.

Per l’associazione degli imprenditori uno dei problemi più gravi riguarda il credito. «Il direttivo ha lanciato un grido d’allarme, in queste settimane: la situazione sta peggiorando - spiega il presidente della Confindustria - e per il 18 dicembre riconvocheremo il tavolo con l’Associazione bancaria e gli istituti di credito». Le imprese sollecitano il governo a sbloccare le risorse per gli investimenti in opere pubbliche, ma anche ad accelerare la restituzione dei debiti dell’amministrazione pubblica nei confronti delle aziende. Un appoggio convinto all’esecutivo viene, invece, per la difficile trattativa europea sul pacchetto ambiente. «La posizione del governo è pienamente condivisibile, e la Confindustria - conclude Marcegaglia - non accetterà nessuna ipotesi che non preveda la totale difesa dell’intero settore manifatturiero. Se dovessero prevalere le posizioni anti-impresa, Berlusconi farà bene a porre il veto».