Economia e Regionali Summit ad Arcore con Bossi e Tremonti

RomaReduce da quattro giorni in Arabia Saudita e in Qatar dedicati alla diplomazia, Berlusconi si è rituffato nelle cose nostrane con un summit serale tra il leader della Lega Umberto Bossi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Un incontro ad Arcore che ha avuto come obiettivo quello di registrare le prossime mosse dell’esecutivo, al fine di cavalcare i segnali di ripresa economica in atto. Impostare la rotta e dare maggiore slancio all’azione di governo, insomma, per non erodere il consenso che, dai sondaggi in mano al premier, resta elevato. Specie con il Senatùr, Berlusconi ha anche affrontato il tema delle candidature alle prossime regionali, strettamente collegato alla coesione interna della maggioranza. Sottile, in questo ambito, il confine tra la dialettica interna al Pdl e i continui smarcamenti finiani: dal «partito caserma» in giù.
Ma nei pensieri del premier, che questa mattina volerà a Roma, in queste ore alberga soprattutto il delicato nodo della giustizia. Un campo su cui non intende retrocedere di un millimetro, convinto che il Paese sappia bene che certe procure politicizzate lavorano per disarcionarlo. A minare la sua serenità le insistenti voci che dalla Sicilia potrebbe partire lo Scud di un avviso di garanzia, tarato sul timer delle elezioni regionali di primavera. Tuttavia ieri l’asta del barometro che segna il tempo sul versante giustizia è passato dal pessimo al variabile. Qualche segnale: l’incontro tra il Guardasigilli Angelino Alfano e il vicepresidente del Csm Nicola Mancino non è andato male; sulla legge sul processo breve tira aria di trattativa; nella nuova squadra di Pierluigi Bersani ad occuparsi di giustizia sarà Andrea Orlando mentre Luciano Violante è dirottato alle riforme. Tre segnali che potrebbero scongiurare un muro contro muro in cui si farebbero male tutti. Nel dettaglio: al «valuteremo con animo sereno le proposte di riforma» di Mancino, Alfano ha risposto con un «ci saranno più risorse per la giustizia»; sul disegno di legge sul processo breve s’è pronti a parlare con l’opposizione: la logica è quella di aprire una trattativa per trovare un testo quanto più condiviso e che non vada a sbattere sul portone chiuso del Quirinale; infine, il neo responsabile della giustizia del Pd è un politico: non è un ex magistrato, non fa parte della schiera dei giustizialisti avvelenati, risponde direttamente al segretario Bersani.
Spiragli per un dialogo ci sono e poi uno strappo su questo fronte con l’ipotesi, che rimane sullo sfondo, di rovesciare il tavolo e andare a elezioni anticipate non conviene a nessuno: né al Pdl, che vuole andar avanti con un governo di legislatura; né tantomeno al Pd, che andrebbe incontro a una débâcle certa. Di questo Berlusconi farà il punto con i suoi giovedì prossimo, quando a palazzo Grazioli si riunirà l’ufficio di presidenza del Pdl.