Economia a gonfie vele ma il governo si arena

da Roma

L’Ocse porta la crescita del Pil di quest’anno al 2,2%. Non solo. Per il capoeconomista, Jean Philippe Cotis, «l’economia italiana cresce più del previsto». E, paradossalmente, anziché agevolare l’azione del governo sui conti pubblici, la peggiora. La previsione degli economisti dell’Ocse rischia di dare fiato a quanti - nel governo e nella maggioranza - puntano a spendere sia il «grasso» determinato dalle maggiori entrate, sia il beneficio prodotto dal migliore andamento dell’economia. Insomma, il governo è «stretto» fra la tentazione di «spendere» della maggioranza e gli impegni europei.
La Finanziaria. La manovra punta a raggiungere quest’anno un deficit del 2,8% con una crescita interna dell’1,3%: così come previsto dalla Relazione previsionale e programmatica. Se il Pil di quest’anno dovesse crescere del 2,2%, come dice l’Ocse, il miglioramento immediato per i conti pubblici sarebbe dello 0,45% (in quanto l’elasticità del deficit al Pil è del 50%; e se migliora il Pil di 0,9 punti, l’effetto positivo sul deficit è di quasi mezzo punto). Solo grazie all’andamento economico, il deficit di quest’anno scenderebbe al 2,35% del Pil. Forse per questo, la direzione generale del Tesoro ha fornito alla Ragioneria generale dello Stato il quadro macroeconomico su cui calcolare la relazione Trimestrale di cassa. E il dato di Pil trasmesso è stato dell’1,8%. Cioè, mezzo punto superiore a quello stimato ai tempi della Finanziaria. E tale da produrre un più limitato effetto positivo sul deficit: lo 0,25%. Così, da portare il disavanzo di quest’anno - per effetto del miglioramento del Pil - dal 2,8 al 2,55%. E tentare così di frenare gli «appetiti» che arrivano dalla maggioranza.
Entrate. La settimana scorsa, il vice ministro Vincenzo Visco ha confermato che parte del maggior gettito del 2006 si può considerare strutturale; quindi, ripetibile. Si tratta di circa 8 miliardi di nuove e inattese entrate. Se questi 8 miliardi (poco più di mezzo punto di Pil) dovessero essere considerati «strutturali» nel 2007, il deficit scenderebbe dal 2,35% (ricalcolato alla luce della stima sulla crescita fatta dall’Ocse) all’1,8%. È verosimile, però, che questo dato - seppure figuri fra le carte in discussione al Tesoro per la preparazione della Trimestrale di cassa - non veda mai la luce. Per raggiungerlo sarebbe necessario che la Finanziaria sviluppasse per intero i suoi obbiettivi e i tassi d’interesse sui titoli pubblici fossero rimasti fermi; mentre sono cresciuti ai livelli del 2001.
Patto di stabilità. Da giugno ad ogni Ecofin, Padoa-Schioppa si sente ricordare sempre lo stesso tema dalla Ue: il Patto di stabilità prevede che ogni euro di maggior gettito deve andare a riduzione del disavanzo. Quindi, tutto il beneficio sui conti non può essere speso per aumentare le pensioni (come vorrebbe Ferrero), riformare gli ammortizzatori sociali (come chiede Damiano), alleggerire le tasse ai meno fortunati (come suggerito dalla Lanzillotta). Non è finita. Padoa-Schioppa si è sentito anche ripetere che il Patto prevede che in periodi di «good time» (buon andamento della congiuntura) la correzione strutturale del deficit deve essere superiore allo 0,5% annuo. Cioè, più alto di quello fissato dalla Finanziaria. E sempre in «good time» devono essere accelerate le riforme strutturali. Per questo l’Ocse chiede di intervenire «con urgenza» sulle pensioni. Ecco perché i dati positivi sulla crescita rischiano di diventare un boomerang per governo e maggioranza. Ed ecco perché il deficit previsto dalla Trimestrale sarà assai più alto dei livelli realmente toccati dai conti pubblici: dall’1,8 reale al 2,4 per cento.