«Economia lombarda in accelerazione Vi spiego la ricetta»

Parla Umberto Bellini, presidente di Asseprim: «L’exploit è trainato dal terziario. Aspettative positive per le società assicurative-finanziarie»

Nunzia Pagani

«Mantenere l’obiettivo puntato sull’innovazione e sulla creatività»: il presidente di Asseprim (l’Associazione servizi professionali per le imprese) Umberto Bellini, riassume così la ricetta della ripresa messa a segno dall’economia lombarda. Un successo trainato dal terziario (è del 42% il peso delle aziende dei servizi sul totale in provincia di Milano), ma che deve ora affrontare la rinnovata sfida rappresentata dalla competizione internazionale.
Dottor Bellini, qual è la chiave del successo per un’azienda di servizi?
«Se dovessi affidarmi a una formula direi di ricordarsi sempre che competizione, innovazione, conoscenza sono strettamente legate tra loro in un rapporto di relazione indissolubile. Perché la competizione si fonda sull’innovazione applicata alle procedure, ai prodotti e ai servizi, ma l’innovazione si ottiene con lo sviluppo della conoscenza».
Come spiega questo grande dinamismo del terziario?
«In termini di produttività e assunzioni, quello dei servizi è l’unico settore a poter vantare risultati positivi. Ormai i servizi in outsourcing sono prassi comune a tutti i livelli e non più appannaggio delle grandi società».
Cosa si può fare per aumentare qualità e credibilità di questo settore?
«Occorre il rispetto di principi di etica sociale e l’applicazione di garanzie, di requisiti minimi e di un costo commisurato al valore del servizio offerto ai clienti».
C’è un rapporto di causa-effetto tra il declino industriale e il successo del terziario?
«La Lombardia è stata sempre la guida produttiva del Paese, ma è il territorio dove la crisi si è manifestata per prima. Le manifatture non hanno fatto altro che delocalizzare e, quindi, tutta una fascia di professionisti, che prima lavoravano all’interno dell’azienda, si è rimboccata le maniche e ha dato vita a società di servizi esterni che potessero soddisfare le nuove esigenze del mercato».
Questa evoluzione si è riflessa anche sull’organizzazione interna alle aziende?
«Certamente, le società non hanno più una struttura piramidale, con un vertice e tutto l’organigramma che si allarga. Oggi ci sono le reti, un sistema articolato di professionalità e tecnologie che supportano e integrano il team produttivo dell’azienda. La divisione tra risorse interne ed esterne oggi è sempre più sfumata».
Quali sono i punti di forza di questo importante settore?
«Qui in Italia le grandi aziende hanno puntato molto sulla ricerca e la creatività. Così, anche se alcuni comparti produttivi sono emigrati, da noi sono rimasti i cervelli, l’inventiva e il marketing, che è sempre più presente in ogni aspetto della vita aziendale. Mi riferisco qui in particolare ai segmenti della promozione e comunicazione, della pubblicità. La Lombardia e il milanese in particolare, sono molto vivaci in questo senso».
E le aspettative per il futuro del comparto?
«Con Asseprim raccogliamo gli umori e i segnali di alcuni raggruppamenti chiave. La consulenza è in buona salute. Gli istituti di ricerche di mercato, che concentrano attorno a Milano l’80% della loro presenza nazionale, anche se ovviamente lavorano su tutto il territorio, avanzano. Ma è per le società assicurativo-finanziarie che c’è l’aspettativa maggiore. Si prevede che il 2007 sia l’anno dell’esplosione dei fondi pensione e che quindi il mercato crescerà».