Air France, il sindacato si arrende

Concluso il più lungo sciopero nella storia della compagnia. Soddisfatto il premier Valls. Ma i 14 giorni di stop peseranno su azienda e contribuenti per quasi 300 milioni

I piloti di Air France-Klm hanno posto fine a uno sciopero che ha messo a terra oltre la metà dei voli della compagnia francese per almeno due settimane, il più lungo nella storia del gruppo. «Lo sciopero è finito», ha detto Julien Doboz, portavoce di uno dei sindacati dei piloti, lo Spaf. La protesta era nata dal progetto di una low cost (Transavia), che Air France-Klm avrebbe voluto creare. Lo stop all'agitazione è stato deciso nonostante non siano state accolte le rivendicazioni sindacali. Soddisfatto il primo ministro Manuel Valls, che aveva più volte definito «insopportabile» questo sciopero, sconfitti - in questo duro round - i sindacati transalpini che hanno motivato il passo indietro comunicato ieri con la volontà «di continuare il confronto in un clima più sereno». Su Transavia France, comunque, il consiglio di amministrazione di Air France ha confermato la volontà di andare avanti.

A questo punto, fatti due conti, il braccio di ferro durato 14 giorni che ha visto prevalere la linea dell'Eliseo, sarebbe costato ad Air France-Klm fino a 280 milioni di euro (20 milioni al giorno) per mancati incassi, rimborsi, spese per il personale non scioperante, affitti degli aerei, accordi per i catering ecc. Una somma di tutto rispetto che, ovviamente, non tocca le casse dei sindacati francesi, bensì i conti già non floridi dell'azienda nonché il portafoglio dei contribuenti (in Air France-Klm, gruppo quotato a Parigi ed ex primo socio di Alitalia, lo Stato è azionista con circa il 16% delle quote, un altro 7% è invece nelle mani dei dipendenti).

La linea di fermezza adottata dal premier Valls rappresenta la chiara dimostrazione di come anche un governo di sinistra, come quello che ha nel presidente François Hollande il punto di riferimento, alla fine considera fuori dal tempo l'atteggiamento dei sindacati, gli stessi costretti poi a una sorta di resa. E il fatto che i danni causati dai giorni di sciopero, oltre a rischiare di mandare nuovamente in stallo Air France-Klm i cui conti del primo semestre, seppur ancora in rosso, avevano registrato un miglioramento, potrebbero in futuro impattare sui livelli occupazionali, denota il venir meno il compito principale di un'organizzazione: la tutela del lavoratore.

Ma oltre al bilancio ancora in sofferenza di Air France-Klm, l'agitazione non ha sicuramente giovato alla situazione economica di un Paese il cui governo, attraverso il ministro dell'Economia, Arnaud Montebourg, ha visto recentemente tagliare le stime sulla crescita: il Pil aumenterà solamente dello 0,4% quest'anno dal +1% della precedente stima. Lo stesso discorso, prendendo come esempio l'esito della vicenda Air France-Klm, può essere spostato sull'Italia, pure governata dalla sinistra e alla vigilia di uno sciopero generale, proclamato dalla Cgil di Susanna Camusso, sul nodo dell'articolo 18. Anche in questo caso l'ideologia che prevale sui fatti e sulla realtà di un Paese ancora nel tunnel della crisi, rischia di aggravare ancora di più la situazione e, paradossalmente per la forza sindacale, incidere negativamente sull'occupazione che in Italia, più che nel resto dell'Eurozona, è il primo problema da risolvere. La sinistra italiana al governo guardi all'esempio francese, non si faccia condizionare da chi è fuori dal tempo.