Per Fca scoppia la "mina" Brasile

A giugno vendite giù del 28%. Ma Marchionne rilancia: "Ferrari vale 10 miliardi". Sede legale verso l'Olanda

La tempesta perfetta brasiliana ha finito per travolgere anche il mercato dell'auto. Non bastavano crescita zero, inflazione e tassi in rialzo, difficoltà nelle importazioni e anche nell'export nonostante la svalutazione della divisa locale: la crisi che attanaglia il Paese, fino poco tempo fa mercato chiave nella strategia di Fca, preoccupa seriamente. Non è un caso che il titolo abbia cominciato a frenare dalla fine di aprile, perdendo lo slancio acquisito sull'onda dell'Ipo del 10% di Ferrari e sull'attesa di possibili seconde nozze (con Volkswagen prima, con Gm dopo; quest'ultima ipotesi tuttora valida). Sta di fatto che il valore delle azioni ha perso tra 2 e 2,5 euro. Ieri, dopo le ultime notizie sulle vendite in Brasile, il nuovo stop per Fca a Piazza Affari: -1,08% a 12,81 euro.

Brasile in ginocchio, tira e molla con Gm, il rischio di una pesante sanzione da parte dell'Autorità Usa sulla sicurezza stradale a causa di ritardi nei richiami di veicoli Chrysler difettosi: queste le tre spine nel fianco dell'ad Sergio Marchionne, che ieri ha assistito al Lingotto di Torino al lancio della Nuova 500 («una macchina unica, un'icona in evoluzione che non ha rivali»). Marchionne, però, non ha avuto neppure il tempo di godersi il ritorno sulla scena mondiale di Alfa Romeo (con la Giulia) e la festa che anche oggi accompagnerà a Torino la riedizione della «500»: le tre spine lo hanno subito riportato alla realtà.

Un analista ha definito «un vero tracollo» lo scenario automobilistico nel Paese sudamericano: Fca, in giugno, ha perso il 28% (-18% il mercato in generale) e nel semestre il 30,7% contro il -20% delle vendite complessive. Giù anche la quota di mercato, dal 20,4 al 17,9% (dal 21,6 al 18,6% da gennaio). «Avevamo previsto che il mercato sudamericano sarebbe stato debole - il commento a caldo di Marchionne -: continuo a pensare che si riprenderà tra la fine del terzo e l'inizio del quarto trimestre. La cosa importante sono i numeri finanziari, il risultato operativo». Nei prossimi mesi, intanto, Fca sarà in grado di valutare l'impatto di Jeep Renegade, prodotta da aprile nel nuovo impianto di Pernambuco (sempre che il ritmo di produzione, rallentato da problemi di fornitura di componenti, si normalizzi). In novembre, poi, dalla stessa fabbrica uscirà il nuovo pick-up, tipo di veicolo molto richiesto in Brasile. A pesare sul gruppo, oltre ai tassi di finanziamento saliti al 12-13% a causa della situazione congiunturale, ci sarebbe anche un parco auto bisognoso di nuova linfa (Renegade e pick-up), visto che il veicolo più recente (datato tre anni) è la nuova Uno, seguito dalla Grand Siena (4 anni). Fiat, comunque, continua a mantenere il primo posto nella classifica brasiliana; le sue dirette concorrenti, Volkswagen e Gm, hanno pure perso terreno, anche se in misura minore.

Su Ferrari, intanto, prende corpo lo spostamento della sede legale in Olanda, come è già avvenuto per Fca, «ma con la residenza fiscale che resterà in Italia», la precisazione di Marchionne. «La holding olandese - ha aggiunto - servirà soprattutto a pagare i dividendi agli azionisti americani». Il presidente del Cavallino punta, inoltre, a una valorizzazione per Ferrari dalla quotazione a «non meno di 10 miliardi», in linea con quanto espresso da molti analisti. L'Ipo è prevista quest'anno, mentre nel 2016 dovrebbe seguire lo spin-off delle azioni rimanenti.