La fortuna dei Benetton partì da un maglione giallo

Saranno i manager a guidare il passaggio di consegne dai quattro fratelli Benetton, oltre ai tre già nominati c’è anche Carlo, ai nuovi eredi, circa una trentina tra figli e nipoti

Tutto partì da un maglione giallo. Quello che Giuliana Benetton confezionò per il fratello, nonchè fondatore del gruppo, Luciano. La storia del marchio iniziò nel così nel 1965, a Ponzano Veneto, in provincia di Treviso. L’idea geniale fu quella di rimodernare il classico maglione di lana (disponibile in pochi colori) proponendolo in 36 tinte a un prezzo accessibile. Fu un successo che portò all’apertura di negozi in tutto il mondo. Poi vennero le sponsorizzazioni, prima fra tutte la Formula Uno, e poi le aggressive campagne stampa con le foto di oliviero Toscani. Il marchio Benetton divenne sempre più forte come i ricavi che meritavano però altri investimenti. Così Gilberto, terzo fratello e mente finanziaria del gruppo, cominciò a diversificare in altri settori. A posteriori si può dire che ha fatto più che bene. L’abbigliamento infatti non tira più e il nord est, patria dei Benetton, non fa più miracoli. La concorrenza di grandi gruppi di moda pronta agguerriti come Zara e HM si fa sempre più sentire. Il risultato è stato un drastico calo del fatturato scesi dal 2012 di 200 milioni di euro con perdite totali, in cinque anni, per 280 milioni. Certo il rosso è ampiamente assorbito dalla struttura finanziaria, tramite la holding di famiglia, Edizione, che macina utili. Gli asset centrali della società, che può contare su un patrimonio di circa 10 miliardi e su risorse fresche da investire per altri 1,5 miliardi, sono Atlantia con le autostrade, AdR negli aeroporti, Autogrill e naturalmente il gruppo di abbigliamento Benetton. La Holding, già da qualche anno, non è più guidata dalla famiglia ma è in mano ai manager dopo l’uscita di Alessandro, figlio di Luciano, che ha lasciato il ruolo di presidente. Dopo Gianni Mion, che ha guidato la finanziaria del gruppo per diversi anni, ora la nuova Edizione è in mano all'ex ad di Telecom Italia, Marco Patuano, affiancato nel ruolo di presidente da Fabio Cerchiai (ex Generali e Unipol). Saranno i manager a guidare il passaggio di consegne dai quattro fratelli Benetton, oltre ai tre già nominati c’è anche Carlo, ai nuovi eredi, circa una trentina tra figli e nipoti.

Commenti

blackindustry

Mar, 16/05/2017 - 01:44

Benetton inizio' nel lontano 1965, quando ancora la libera imprenditoria veniva premiata dallo Stato con tasse eque e non alte, per consentire a tutti di pagarle. Se iniziasse Benetton in Italia di oggi, fallirebbe in 15 giorni.

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mar, 16/05/2017 - 10:15

GIA' SPARITO ??? - Cos'è, questa, cronaca ??? La peggiore che abbia mai letto. Maddalena Camera, non ho mai sentito parlare di lei. Comunque, mi spiace, ma le devo questa tiratina d'orecchie. Da un maglione si possono aprire negozi in tutto il mondo ??? - E tutto il resto è letteralmente inintelligibile. Mi fermo qui. -riproduzione riservata- 20,53 - 15.5.2017

accanove

Mar, 16/05/2017 - 10:17

Da trevigiano e spettatore della nascita e successo Benetton puntualizzerei che al di la della geniale idea dei colori la sua fortuna fu non assumersi la produzione della merce. Decine di piccoli laboratori lavoravano per lui indipendenti, pagati spesso una miseria ma il "numero" invogliava ad assumere le commesse e perfezionare sempre più i tempi di produzione. Spesso la qualità lasciava a desiderare, un maglione lo lavavi 5 o 6 volte poi lo dovevi buttare ma prezzo e moda lo rendevano appetibile. A lui bisogna riconoscere di aver fatto evolvere i laboratori che in seguito avrebbero percorso strada propria, almeno fino a quando l'abbigliamento ha "tenuto"

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mar, 16/05/2017 - 10:52

H9 - Per cortesia, raccontatela meglio. Un impero così, da laboratori di periferia a gogò. ??? Ed ipotizzabile un numero di miliardi di consumatori di pullover. Povero Missoni !!! - 10,51 - 16.5.2017

accanove

Mar, 16/05/2017 - 11:32

Difficile crederlo vero? Eppure le maglie Benetton NON ERANO PRODOTTE DA LUI ma da laboratori esterni (almeno una ventina), addirittura i laboratori erano di due categorie, chi tagliava e chi assemblava e cuciva. Se escludiamo un piccolissimo laboratorio in Ponzano dove venivano creati i prototipi una volta presentati al mercato i prodotti prendevano la via dei laboratori. L'attuale mega fabbrica elettronica a Villorba è SOLO IL DEPOSITO DI ACCATASTAMENTO dove i laboratori consegnavano (e consegnano). A Benetton l'aver inventato il decentramento (solo così riusciva a determinare esattamente il costo ed i ricavi senza dire che così specializzati i laboratori producevano di più e a minor costo.

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Dario Maggiulli

Mar, 16/05/2017 - 12:08

Ma dov'è il mercato? Non discuto l'organizzazione produttiva. Poniamo un costo di dieci euro a maglione per l'acquirente, quanti maglioni devono essere venduti, perchè si possano coprire i costi e creare una rete planetaria di negozi che scarichino miliardi a gogò indispensabili per ulteriori fondazioni societarie megagalattiche ? Le più grandi case automobilistiche, con i loro mercati internazionali non raggiungono le fortune che la famiglia Benetton ostenta. L'altra sera c'era Alessandro da Gianni Minoli, che non mi ha saputo svelare il mistero, per colpa del suo intervistatore, a meno che non si fossero messi d'accordo prima. - 12,08 - 16.5.2017

accanove

Mar, 16/05/2017 - 12:25

NEGOZI... furbizia e lungimiranza anche li, in massima parte sono in franchising così non necessitano di investimenti. I più strategici ed importanti ovviamente o li ha creati o li ha acquistati. Non amo quel gruppo ma gli devo riconoscere grandi capacità.

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Dario Maggiulli

Mar, 16/05/2017 - 17:28

Non si tratta di amare quel gruppo. Io li trovo fin troppo amabili, Deborah Compagnoni inclusa. Il rovello è tutto nel come si possa diventare tanto ricchi. Non credo alle favole, pur credendo senza dubbi ai miracoli. Ma qui non si tratta di miracoli. 17,28 - 16.5.2017

accanove

Mar, 16/05/2017 - 18:30

avevano uno stretto controllo e costi contenuti, margini pazzeschi impensabili, una grande capacità commerciale e di immagine supportata da un prodotto sempre di moda con designer più che all'altezza (vi furono anni in cui la moda la facevano loro), lungimiranza negli indirizzi aziendali e sulla diversificazione degli utili che hanno saputo amministrare magistralmente arrivando in settori che neppure immaginiamo. Negli anni 70/80 potevi farlo, oggi... da trevigiano posso anche dire che ha saputo dare alla città degli orizzonti sportivi incredibili, dal basket al volley passando per il rugby tutti ai massimi livelli in prima categoria, tutti sponsor magistralmente gestiti con beneficio per gli sportivi e per l'immagine del gruppo.

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Dario Maggiulli

Mar, 16/05/2017 - 20:41

No, no, non mi appaga. Mi serve un altro tipo di scenario. Quei cartelloni pubblicitari con tanto di fotografo, che impazzavano negli anni 70 80 saranno costati un accidente. Quante magliette saranno state vendute? Sicuramente non tante per ammortizzare i costi e 'diversificare gli utili in settori che neppure immaginiamo'. Sarebbero occorsi miliardi di acquirenti di magliette. Tantissimi che neppure immaginiamo. Impossibile trovarli. Il rapporto col mondo dello sport necessita dei conti della serva. Fuffa. Come si può acquistare la Patagonia, e, Maccarese, come fossero bruscolini.???. - Ecco perchè me la son presa con Maddalena Camera e Gianni Minoli, che non sono stati capaci di spremere il limone. Chi scoperchierà mai il vaso di Pandora ? Resta il mistero. 20,40 - 16.5.2017

accanove

Mer, 17/05/2017 - 11:03

non scordare che è sempre stato "ben schierato" (sx), banche ne trova a uffa, finanziamenti idem, soci di un certo spessore anche, la Veneto Banca ....... se i soldi non gli bastano non ha problemi a trovarli, di suo sa bene come investirli.

curatola

Mer, 17/05/2017 - 13:18

bene la defamiliarizzazione ora serve l'internaziolizzazione e poi l'impresa multibusinnes di dimensioni sopranazionali (tipo ikea).Un'ultima cosa: perché non liberalizziamo la concessione autostrade e la diamo a scadenza a chi fa meglio e costa meno ? oppure siamo condannati a concxederla sempre e solo a Benetton?