Affari in porto, ora si naviga nella Rete: la svolta High-Tech della Puglia

Con i fondi nazionali e della Ue un progetto per la gestione informatica dei flussi commerciali nei fari di bari, Taranto, Brindisi e Gallipoli: così si abbattono tempi e costi. E la regione dei due mari balza in vetta anche alle classifiche dell’eolico<br />

Da che internet è internet, è sempre stato sinonimo di navigare. Niente di strano dunque che la Ue provveda alla sua applicazione nei porti. Industriali. E così ha preso il via in questi giorni la gestione informatica dei flussi commerciali nei fari pugliesi.

La prima volta Si tratta della prima esperienza di questo genere in Italia, Sitip sta per Sistema informativo telematico integrato dei porti della Regione Puglia, un progetto pensato per automatizzare gli scambi di merci, creando «varchi intelligenti» in dogana. Grazie alle risorse del governo italiano e di Bruxelles, da oggi nelle acque di Bari, Taranto, Brindisi e Gallipoli (ma presto saranno coinvolti gli altri grossi porti dell’Adriatico ne dello Ionio) una centrale operativa coordina ogni transazione, partenza e arrivo, una sorte di torre di controllo delle onde che elabora informazioni crittografate inviate dai naviganti.

Costi e benefici Un sistema costato una marea, è il caso di dire di euro: 4 milioni e 200mila per la precisione. Ma, così garantiscono i progettatori, sarà più semplice svolgere tutte le operazioni legate allo scambio di merci: compilare bollette doganali, inviare e ricevere la posta elettronica a bordo e negli uffici, gestire ordini di trasporto e anche, dal punto di vista della sicurezza, monitorare la posizione di merci pericolose. «I benefici – assicura Alberto Zara, direttore dei lavori – saranno concreti. Un camionista ad esempio potrà risparmiare circa 4 ore, mantenendo l’anonimato dei dati». E con il varco intelligente, un sensore in dogana può leggere la targa di un mezzo in transito collegandola alla documentazione corrispondente. Intanto, on line è disponibile la mappa del traffico portuale in tempo reale. «Siamo orgogliosi dell’iniziativa – aggiunge l’europarlamentare Vincenzo Lavarra (Pd), relatore del progetto a Bruxelles -. Attraverso la modernizzazione dei flussi possiamo superare lo svantaggio competitivo con i dirimpettai dei Balcani».

Il vento in poppa A proposito di Puglia e sviluppo, questa risulta la prima Regione italiana per produzione di energia eolica, avendo lasciato alle spalle Sicilia e Campania. A confermarlo è l’assessore regionale all’Ecologia, Michele Losappio. In Puglia adesso «si contano 68 impianti che producono 714 megawatt, mentre fino al 2005 c’erano 28 impianti per 301 megawatt. Tra il 2002 e il 2005 sono state presentate 90 domande, richieste 1.757 pale eoliche e 2.995 megawatt, mentre dal 2006 al 2008 le domande sono diventate 394, le pale richieste 7.056 e i megawatt 17.869. Un autentico boom dell’eolico, dunque». L’obiettivo ora è di raggiungere il 18 per cento di produzione di energie rinnovabili molto prima dei 10 anni previsti dal piano europeo. «Contiamo di farcela entro la fine della legislatura», dice Losappio, considerando che la percentuale attuale in Puglia è pari al 9 per cento. Intanto, 440 megawatt sono stati autorizzati e saranno installati nei primi mesi del 2009. Resta la questione dei parchi naturali, che spesso contrastano con l’implementazione degli impianti. Secondo i dati forniti nel 2000 per le zone protette erano circa 390.000 ettari, il 20%, nel 2008 470.500, sarebbe a dire il 24,33%.