Air France avverte gli emiri «Pronti a scendere da Alitalia»

La risposta di Etihad ad Alitalia, con un'ulteriore messa a punto del testo dell'accordo, non risulta ancora recapitata, ma - stando almeno al ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi - dovrebbe «arrivare presto». Chi sembra dare invece già per fatta l'alleanza tra Roma e Abu Dhabi è il numero uno di Air France, Alexandre de Juniac, che ieri a Parigi, durante l'assemblea degli azionisti, ha espresso il suo pensiero non senza qualche preoccupazione. «Se l'operazione di Etihad non sarà amichevole e ci sarà ostile, dovremo riflettere se ritirarci in modo più importante» dal capitale di Alitalia. Quel «se» dà l'operazione per acquisita. Nel caso di atteggiamento amichevole, ha aggiunto, «possiamo pensare di fare qualcosa con Etihad in Alitalia», con cui c'è una «partnership molto positiva». Il «triangolo» Alitalia-Air France-Etihad è complesso perché tutte e tre le compagnie collaborano tra loro, con diversa intensità ma anche con elementi concorrenziali.
L'affermazione di de Juniac sembra calata sul medio termine, perché nel 2017 scadranno gli accordi commerciali che legano Parigi e Roma per tutti i voli europei. L'intento di Air France, fin qui, è stato quello di alimentare dall'Italia il proprio hub di Parigi; se Etihad intenderà valorizzare Fiumicino e Abu Dhabi, Air France potrebbe sentirsi estromessa e comportarsi di conseguenza.
De Juniac ha tradito del rincrescimento osservando che le condizioni poste da Etihad per investire in Alitalia sono «analoghe, anzi probabilmente più severe» di quelle poste nell'autunno scorso da Air France-Klm. In ogni caso, ha aggiunto de Juniac, la decisione sull'ingresso di Etihad in Alitalia «sta agli attori coinvolti, agli azionisti italiani e soprattutto alle banche, che decideranno se accettare queste condizioni», imposte dal vettore arabo. All'avvio dell'aumento di capitale di Alitalia, nell'ottore 2013, Air France, che allora aveva il 25%, condizionò la propria partecipazione a due richieste: una rimodulazione del debito verso le banche e una due diligence sui conti della compagnia. Si sentì rispondere di no e si ritirò dall'aumento, lasciadosi diluire all'attuale 7%: oggi siamo «un piccolo azionista», ha detto il presidente e dg. Fu un errore di valutazione? Non si sa: ma resta il fatto che banche e Poste risolsero il problema immediato di governace e di liquidità, e che da quel momento decollò il disegno con Etihad.

Commenti

SteveCanelli

Mer, 21/05/2014 - 10:43

Se Air France è insoddisfatta, è la prova che l'accordo AZ - Ethiad è cosa buona. Ai francesi interessa solo tarpare le ali alla nostra compagnia.

cgf

Mer, 21/05/2014 - 20:17

Sai che paura! Gli Emiri sono già pronti a scendere da CDG e rescindere il contratto senza aspettare il 2018, alla fine chi ci rimette di più? Sembra di sentire Barroso, vuole l'embargo alla Russia ma Putin si deve impegnare a fornire il gas all'Europa. Certo che fare gli 'economisti' quando tutto ti è dovuto (tipo Frodi) sono tutti BRAVI