Alitalia, Hogan corteggia il governo

Il capo di Etihad: «Sosteniamo il rilancio. Il piano spetta al vertice»

James Hogan, numero uno di Etihad, parlando a Dublino ha cambiato tono nei confronti del nostro governo, che di recente aveva attaccato in un'intervista. Ha «elogiato»- parole sue - «il sostegno dato ad Alitalia» dall'esecutivo e così pure «dai suoi azionisti di maggioranza del mondo bancario, Unicredit e Intesa Sanpaolo». Ha ribadito che «Alitalia è un partner a lungo termine di Abu Dhabi», ricordando di aver «recentemente iniettato 100 milioni di capitale, oltre ad aver convertito obbligazioni in strumenti semi-equity». «Nel primo anno dal nostro ingresso abbiamo visto progressi grazie ai nuovi investimenti in flotta, prodotti, brand e infrastrutture»: ma tace i disastrosi risultati economici.

Altro passaggio, altra sviolinata: «Abbiamo potuto contare sul forte sostegno del governo italiano». Quanto al piano industriale (che avrà nel governo un importante interlocutore, specie sugli esuberi) «sarà il management di Alitalia a definirlo». Hogan ha poi smentito l'interesse Lufthansa, e ha chiesto all'Ue di alleggerire i limiti agli investimenti dei vettori extraeuropei.

Ieri l'ad Cramer Ball ha incontrato, sempre sul piano, i nuovi consiglieri Gaetano Miccicchè (Intesa) e Federico Ghizzoni (Unicredit), dopo che martedì aveva visto i rappresentanti di Cai.

Assaeroporti ha intanto comunicato che il sistema aeroportuale italiano ha chiuso il 2016 con oltre 164 milioni di passeggeri (+4,6%) e 1 milione di tonnellate di merci (+5,9%). I numeri sono però calcolati secondo una prassi che, contando sia partenza che arrivo, «raddoppia» i passeggeri nazionali. Esempio: il singolo viaggiatore che va da Milano a Roma, viene calcolato 2, una partenza e un arrivo. Chi da Milano ha destinazione Pechino con transito a Roma, conta 3: una partenza, un arrivo e un'altra partenza.