Alitalia, Intesa rilancia Air France

Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo, l'istituto che resta il principale perno della vicenda Alitalia, ieri ha rilanciato l'alleanza con Air France: «Il vero punto di passaggio è il partner industriale, su cui ritengo che ci possa essere ancora interesse da parte di Air France; se non sarà Air France sarà un altro operatore». Messina ha detto di credere «che ci possano essere delle controparti interessate, fuori certamente dai confini europei», anche se «ribadisco che l'ipotesi Air France non la considero ancora completamente chiusa».
Le condizioni create dai risparmi contenuti nel nuovo piano industriale, presentato l'altra sera ai sindacati, e dalle nuove risorse potrebbero vedere dunque un «rientro» di Parigi, che ha sempre affermato di prendere in considerazione l'acquisto di Alitalia solo dopo il suo risanamento. Appare più concreto anche l'interesse di Etihad, che abbinerebbe l'investimento sia nella compagnia, sia in Aeroporti di Roma. Secondo fonti riservate sentite da Reuters, la compagnia di Abu Dhabi starebbe esaminando i libri contabili del vettore e dovrebbe decidere entro Natale se acquisire una quota in Alitalia. È tuttavia difficile pensare che un ingresso degli arabi possa avvenire senza il consenso di Air France.
Il nuovo piano ha proprio il preciso scopo di riportare equilibrio nei conti per rendere possibile l'ingresso di un socio industriale. Le misure annunciate dall'ad Gabriele Del Torchio, appaiono infatti transitorie. Riepiloghiamo: un'eccedenza di 1.900 dipendenti, 11 aerei di breve-medio raggio a terra, contributi da parte di chi guadagna più di 40mila euro all'anno, rinvio del potenziamento della flotta di lungo raggio per la quale erano previsti 5 aerei in più (la flotta viene ridotta a 130 aerei, di cui 22 wide body). Il risultato sarà un risparmio di 295 milioni, di cui 128 sul costo del lavoro grazie a misure di solidarietà e cassa integrazione. L'impressione è che Alitalia non voglia incrinare la pace sindacale, consolidata da tempo, e l'atteggiamento, pur critico, del sindacato non fa prevedere particolari azioni di protesta. Piuttosto, come chiede Marco Veneziani, segretario della Uil trasporti, «è necessario un ricambio nelle prime linee manageriali, perché ci vogliono uomini che conoscono bene il trasporto aereo».
Nei primi nove mesi del 2013 la compagnia ha perso 287 milioni; se i conti non peggioreranno in maniera sensibile nel quarto trimestre, si nota una certa simmetria tra risparmi previsti e perdite, facendo intravedere la messa in equilibrio dei conti. Ma ciò ovviamente non basta per un rilancio e pare rispondere solo all'esigenza immediata di messa in sicurezza: tra risparmi e risorse provenienti dall'aumento di capitale e dalle successive linee di credito bancarie per altri 200 milioni, l'azienda potrà presentarsi con maggiore dignità a un partner straniero, che è il suo vero traguardo.
Le misure di solidarietà saranno oggetto di trattativa sindacale; tra gli strumenti a disposizione, la riduzione dell'orario per tutti i 14mila dipendenti e il ricorso alla cassa integrazione. Già ora negli uffici di staff e corporate si lavora 5 giorni al mese in meno; va ricordato che ai dirigenti da giugno viene trattenuto il 10% dello stipendio (misura che scade a dicembre), mentre lo stesso Del Torchio ha rinunciato al 20% del proprio emolumento.